«Dovremmo ricordarci che l’Europa è Camelot: è il posto dal quale si preservano quei valori che hanno fatto grande la Tavola Rotonda, che hanno costituito una luce di civiltà disponibile per chiunque volesse aderire». È l’immagine utilizzata dal professor Vittorio Emanuele Parsi durante la presentazione del suo libro Contro gli imperi, a Cison di Valmarino, nell’ambito della rassegna Una Collina di Libri (QDP News).
Un concetto che Parsi aveva espresso anche il 23 luglio, a Roma, richiamando «quei principi che hanno reso la nostra vita in particolar modo in Europa migliore di quanto sia mai stata negli annali della storia» (Radio Radicale).
Con tutti i suoi limiti, dunque, l’Europa rimarrebbe uno dei luoghi in cui si vive meglio. Ma gli italiani condividono questa convinzione? E soprattutto, cosa ne pensano i diversi elettorati?
AnalisiPolitica lo ha chiesto a un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, confrontando le condizioni di vita di una persona di reddito medio in Europa, Cina, Russia e Stati Uniti, considerando sistema politico, economia, sanità e istruzione. Si tratta, naturalmente, di percezioni e non di misure oggettive. La risposta complessiva è netta: l’Europa prevale in tutti e tre i confronti. Ma emergono differenze politiche significative.
Cina: le aperture di M5S e Futuro Nazionale
Il 69% degli italiani ritiene che si viva meglio in Europa che in Cina, contro il 16% che preferisce Pechino; il 15% non sa rispondere. Un vantaggio ampio, che attraversa quasi tutti gli elettorati.
Le preferenze europee sono particolarmente elevate in Azione, PD e AVS, ma anche nella Lega, dove raggiungono l’84%. È un primo elemento interessante: la critica all’Unione Europea non si traduce necessariamente in un giudizio favorevole verso il modello cinese.
Le differenze più marcate emergono nel Movimento 5 Stelle e, soprattutto, in Futuro Nazionale. Tra i Cinque Stelle il 29% ritiene che si viva meglio in Cina, quasi il doppio della media nazionale, sebbene il 64% continui a preferire l’Europa. Potrebbe emergere una maggiore disponibilità a riconoscere meriti a modelli economici e politici alternativi a quello occidentale.
In Futuro Nazionale, invece, il rapporto si rovescia: il 50% preferisce la Cina e soltanto il 42% l’Europa. Un risultato che sembra suggerire una contestazione più profonda del modello europeo, non limitata alle sue istituzioni.
Russia: l’Europa prevale, ma non ovunque
Nel confronto con la Russia, il vantaggio europeo cresce ulteriormente: 73% contro 12%, con il 15% di indecisi.
L’orientamento europeo è particolarmente netto negli elettorati di Azione, PD e AVS. Possono pesare la guerra in Ucraina, la distanza dal sistema politico russo e il diverso valore attribuito alle libertà democratiche.
Ma è soprattutto nel centrodestra che emergono risultati interessanti. Nella Lega l’82% preferisce l’Europa, appena il 9% la Russia. Le eventuali simpatie politiche nei confronti di Mosca non sembrano quindi trasformarsi automaticamente in un apprezzamento del suo modello sociale.
Il Movimento 5 Stelle mantiene invece una posizione particolare: il 22% preferisce la Russia, quasi il doppio della media nazionale, anche se il 68% continua a scegliere l’Europa.
La vera eccezione è nuovamente Futuro Nazionale: il 48% ritiene che si viva meglio in Russia, contro il 43% che preferisce l’Europa. Dopo la Cina, è il secondo confronto sfavorevole all’Europa. Il risultato potrebbe riflettere anche una contestazione dell’ordine politico occidentale, che si sovrappone alla valutazione delle condizioni materiali di vita.
Naturalmente, la dimensione contenuta dell’elettorato di Futuro Nazionale suggerisce prudenza nella valutazione delle differenze percentuali, pur evidenziando un orientamento distante dalla media nazionale.
Stati Uniti: la Lega guarda a Trump
Con gli Stati Uniti il confronto cambia natura. Non più sistemi politici autoritari, ma una democrazia occidentale con un diverso equilibrio fra mercato, Stato e protezione sociale.
Eppure il 68% degli italiani considera preferibile vivere in Europa, contro appena il 13% che sceglie gli USA. Gli indecisi salgono al 19%, la percentuale più elevata dei tre confronti.
Azione, PD e AVS confermano un orientamento largamente europeo. Ma anche Fratelli d’Italia raggiunge il 77%, mentre soltanto il 9% preferisce gli Stati Uniti. È un risultato che distingue chiaramente la vicinanza politica all’America di Trump dal giudizio sulle condizioni di vita.
L’eccezione più significativa è la Lega. Il 49% dei suoi elettori preferisce gli Stati Uniti, contro il 40% che sceglie l’Europa. È l’unico elettorato nel quale il modello americano prevale. La sintonia con Trump può avere un peso rilevante, estendendosi dalla politica alla percezione delle opportunità economiche e sociali.
Forza Italia e Futuro Nazionale presentano risultati molto simili: circa il 60% preferisce l’Europa, contro il 26% che sceglie gli USA.
mergono così orientamenti tutt’altro che omogenei nel centrodestra: la Lega guarda soprattutto all’America, Futuro Nazionale mostra una maggiore attrazione per Russia e Cina, mentre Fratelli d’Italia mantiene una solida preferenza europea in tutti i confronti.
L’indice finale: un’Europa apprezzata, ma con molte riserve
La sintesi dei tre confronti permette di distinguere chi preferisce sistematicamente l’Europa da chi esprime valutazioni differenti secondo il Paese considerato. Il 57% degli italiani sceglie sempre l’Europa, appena l’8% preferisce sempre gli altri Paesi. Il restante 35% esprime giudizi misti.
È un risultato importante. La maggioranza riconosce all’Europa una superiorità complessiva, ma oltre un terzo degli intervistati modifica il proprio giudizio secondo il Paese considerato.
L’elettorato più convintamente europeista, sotto questo profilo, è quello di Azione: l’87% preferisce sempre l’Europa. Seguono AVS al 74% e PD al 70%. Tre elettorati con tradizioni e sensibilità differenti, ma accomunati da un riconoscimento particolarmente forte del modello europeo.
Fratelli d’Italia si attesta al 62%, Forza Italia al 58%. Il Movimento 5 Stelle scende al 54%, ma presenta anche un 18% che non preferisce mai l’Europa, più del doppio della media nazionale.
Ancora più significativi i risultati di Lega e Futuro Nazionale, che mostrano due forme diverse di distanza dall’Europa.
Nella Lega soltanto il 36% preferisce sempre l’Europa, ma il 58% esprime giudizi misti. Non emerge quindi un rifiuto sistematico, bensì un orientamento selettivo, fortemente condizionato dal Paese con cui viene effettuato il confronto.
Futuro Nazionale presenta invece appena il 33% di preferenze sempre europee, mentre il 31% sceglie sempre gli altri Paesi. È una posizione assai più radicale, che sembra configurare una contestazione complessiva del modello europeo.
In definitiva, la convinzione espressa da Parsi trova ampie conferme nell’opinione pubblica italiana. La maggioranza riconosce che, rispetto alle grandi alternative mondiali, l’Europa offre condizioni di vita migliori.
Ma il riconoscimento dei suoi vantaggi non implica necessariamente un’adesione politica. E le differenze tra gli elettorati dimostrano quanto possano incidere le appartenenze partitiche e le simpatie internazionali.
Perché riconoscere che in Europa si vive meglio non significa necessariamente riconoscersi nell’Europa di oggi.
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