Delle prossime elezioni amministrative, se ne parla concretamente già da agosto, anzi, forse da luglio; ma si era tutti (quasi) in ferie o, per lo meno, a mezzo servizio. Con settembre, rincomincia ufficialmente la stagione "invernale", pur essendo ancora estate, e allora ci si focalizza. D'altronde sette sono le regioni che vanno al voto entro metà ottobre, un terzo delle regioni italiane. Una grande partita, dai cui risultati potranno succedere o non succedere molte cose.
Posto che il voto seguirà dinamiche diverse nelle diverse regioni, per candidati, alleanze, leggi elettorali; AnalisiPolitica ha voluto cercare di comprendere quali fossero, in senso generale, le potenzialità dei singoli partiti.
Per fare questo ha calcolato quelli che vengono definiti, nel gergo della Sociologia Politica, i "mercati elettorali" o "mercati potenziali" dei principali partiti.
Sono la somma di chi dichiara l'intenzione di votare un partito, assieme a chi dice di non votare quel partito, ma di averlo preso in considerazione. Ovviamente, ogni Istituto ha la propria ricetta, sulle domande da porre per individuare, nei rispondenti dei sondaggi, i potenziali di questo o quel partito; ma, genericamente, il concetto è quello esposto.
La situazione politica nazionale, vede l'intenzione di voto fondamentalmente stabile da parecchi mesi; AnalisiPolitica ha dunque scorporato il dato, riportando solo la marginalità potenziale, messa a confronto con quella calcolata nel 2023.
In generale la potenzialità dei partiti sale, rispetto al 2023. Rimane stabile quella di Forza Italia e diminuisce quella di Fratelli d'Italia.
Questo diffuso incremento del mercato dei partiti, sembrerebbe però avere una doppia valenza. Da una parte molti partiti risultano più attrattivi, rispetto a due anni fa; allo stesso tempo, però, visto che l'intenzione di voto non è mutata, questa attrattività non risulta sufficiente: il mercato potenziale non è stato penetrato.
Come sono composti i mercati potenziali? Da quali partiti arriverebbe il voto?
Nel centrodestra il ragionamento pare abbastanza chiaro. La Lega in massima parte pescherebbe da Fdi e lo stesso farebbe Forza Italia. Allo stesso modo, il mercato potenziale di Fratelli d'Italia si dividerebbe in pratica tra voti provenienti da Lega e voto provenienti da FI. Tutto questo pare avere un significato: il centrodestra si autoalimenta e ha poche possibilità di crescere. Anzi, più facilmente che nel centrosinistra, i voti possono fuoruscire. Per quanto piccolo, l'elettorato potenziale di Azione è quasi per la metà composto da Fdi e per il 10% dalla Lega. Stessa cosa per i 5 Stelle, che pescano il 15% sia da Fdi che dalla Lega. Molto più di quello che darebbero (un misero 5% a Fdi).
Anche nel centrosinistra, ci sarebbe in certo interscambio tra i partiti della coalizione, ma, come appena rilevato, in pochissimi andrebbero dall'altra parte.
In conclusione, si potrebbe dire che il centrosinistra, con una buona e unitaria offerta politica, avrebbe, in questo momento, le possibilità di superare il centrodestra. Lo si vedrà appunto alle prossime Amministrative. Posto che mettere insieme Calenda e i 5 Stelle, e anche, su certi temi, Pd e Avs, non risulta per nulla facile.
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