Azione: il PD da solo piace, la coalizione molto meno

Azione è un partito piccolo, ma questo non significa che sia semplice. Anzi, quando si prova a togliere per un momento dal campo Carlo Calenda e le scelte tattiche della leadership, l’elettorato del partito mostra una divisione già piuttosto evidente. Il sondaggio riguarda 1.000 italiani adulti; le due domande sono rivolte solo agli elettori di Azione, con una specifica sovrarappresentazione di alcuni sottogruppi, per mantenerne adeguata la numerosità statistica.

Le ipotesi proposte sono volutamente teoriche e, nella loro formulazione attuale, sostanzialmente irrealizzabili. Non servono a simulare possibili coalizioni, né tantomeno a prevedere ciò che accadrà alle Politiche. L’obiettivo è forzare l’intervistato a scegliere, costruendo scenari estremi, per capire da quale parte si muova con l’istinto prima ancora che con il calcolo: provare a entrare nella “pancia” di un elettorato centrista, non affatto neutrale rispetto ai due campi.

20260808 - Azione 1

La prima domanda disegna il mondo ideale. Da una parte un accordo con il Partito Democratico, ma senza Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra; dall’altra un’intesa con Forza Italia, ma senza Lega e Fratelli d’Italia. In questo scenario la preferenza è netta: il 69% sceglie il PD, il 25% Forza Italia. Solo il 3% rifiuta entrambe le ipotesi e un altro 3% non sa indicare una scelta.

Potendo considerare separatamente PD e Forza Italia rispetto alle rispettive coalizioni, l’elettore di Azione guarda soprattutto verso il centrosinistra. Ma sarebbe sbagliato leggere quel 69% come la fotografia di un corpo elettorale compatto. Un quarto degli elettori preferirebbe infatti muoversi nella direzione opposta, verso Forza Italia. E gli incroci mostrano che si tratta di una minoranza con un profilo distinto.

Fra gli elettori più maturi, l’accentuazione a favore dell’accordo con il PD arriva al 92%; l’opzione Forza Italia si rafforza invece soprattutto tra i 40-59enni, dove raggiunge il 50%, e tra i 18-39enni, al 31%. Anche il titolo di studio dirime: tra chi possiede al massimo la licenza media l’accordo con il PD arriva praticamente alla totalità, mentre tra i laureati la scelta di Forza Italia sale al 38%.

La geografia restituisce un’altra frattura. Nel Nord Ovest il favore per il PD sale al 77% e nel Sud e Isole al 73%; nel Nord Est e nel Centro l’opzione Forza Italia raggiunge in entrambi i casi il 50%.

Non emerge quindi una semplice linea di confine fra un’ala “di sinistra” e una “di destra”. Le differenze attraversano età, istruzione, territorio in modo non sempre riconducibile agli schemi tradizionali. Azione sembra raccogliere elettori che condividono una collocazione centrista, ma non necessariamente la stessa direzione di marcia.

20260808 - Azione 2

La seconda domanda rende il gioco molto meno astratto, si parla di coalizioni in funzione delle prossime elezioni politiche. L’alternativa diventa fra un accordo con PD, Movimento 5 Stelle e AVS, a condizione che Giuseppe Conte non venga indicato come Presidente del Consiglio, e uno con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, a condizione che la Lega sostituisca Matteo Salvini alla guida del partito. Sono affermazioni ispirate a quanto detto, in passate interviste, dallo stesso Carlo Calenda.

Qui cambia quasi tutto. L’opzione di centrosinistra resta prima, ma scende al 47%; quella di centrodestra sale al 40%. Lo scarto, che nello scenario ideale era di 44 punti, si riduce ad appena 7 punti. In termini descrittivi, l’area che guardava al PD perde 22 punti, mentre quella che guardava a Forza Italia ne guadagna 15, quando intorno ai due partiti tornano a ricomporsi le rispettive coalizioni, con le “opportune garanzie”.

Il passaggio è decisivo. Il problema degli elettori di Azione non sembra essere soltanto scegliere fra sinistra e destra, ma decidere quanto siano disposti ad accettare componenti più lontane pur di rendere praticabile un’alleanza capace di raggiungere significativi obiettivi politici. Il PD da solo è preferito; il centrosinistra con M5S e AVS lo è molto meno. Specularmente, Forza Italia da sola parte molto più indietro, ma il centrodestra complessivo diventa competitivo quando viene posta la condizione di una Lega senza Salvini.

Le due domande non descrivono coalizioni realistiche, si è detto; proprio per questo, però, isolano una tensione reale. Azione è piccola nei numeri, ma il suo elettorato appare già diviso tra una prevalente attrazione verso un centrosinistra depurato delle componenti considerate più radicali, e una consistente disponibilità verso il centrodestra, e una consistente disponibilità verso il centrodestra, se anch’esso offrisse alcune garanzie rispetto alle componenti meno gradite. Il centro, in questo caso, non sembra una posizione equidistante: assomiglia piuttosto a un punto di passaggio fra due direzioni possibili. Ce ne sarebbe una terza, ma prevede la possibilità di non entrare.

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