Ogni alleanza ha un prezzo e chi la stipula lo paga in compromessi sul programma. Se il centrosinistra, per tornare competitivo alle prossime elezioni, dovrà tenere insieme Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, è inevitabile che ciascuna delle tre sigle verrà chiamata a cedere qualcosa. Il problema, per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, è che il loro elettorato sembra avere pochissima voglia di derogare e sa già indicare con precisione dove si trova la linea invalicabile.
Lo abbiamo chiesto direttamente agli elettori di AVS, attraverso un sondaggio di AnalisiPolitica su un campione rappresentativo nazionale di 1.000 italiani adulti, dal quale è stato estratto il sottocampione di chi oggi voterebbe il partito di Fratoianni e Bonelli. La domanda era diretta: “per quale motivo, tra dieci possibili rinunce che il centrosinistra potrebbe chiedere ad AVS in nome dell'unità, toglierebbe il proprio voto al partito?”. Si potevano indicare fino a due motivi.
Guardando alla tabella con le dieci singole voci, il motivo più citato è l’inasprimento della politica sull’immigrazione, indicato dal 40% degli elettori AVS, seguito dalla rinuncia alle battaglie sui diritti civili, al 38%. Nel testo completo del sondaggio, venivano citate espressamente le persone LGBTQIA+, incluso il matrimonio con figli riconosciuti e l'autodeterminazione di genere. Più staccate le altre voci: rinviare la battaglia sul salario minimo (25%, si scende quasi alla metà), aprire al ritorno del nucleare (19%), quindi - tutte intorno al 13% - mantenere i termovalorizzatori, finanziare gli aiuti militari all'Ucraina, aumentare le spese per il riarmo o rinunciare a tassare i grandi patrimoni. Chiudono la classifica nuovi gasdotti e nuove grandi opere infrastrutturali (4-5%). Per ragioni di spazio non compare nella tavola il 5% che dichiara che continuerebbe comunque a votare AVS, qualunque compromesso venisse accettato.
Interessante isolare la prima risposta, che consente di individuare la vera gerarchia delle priorità dell’elettorato AVS. Al primo posto c’è la rinuncia alle battaglie sui diritti civili, indicata dal 24%, seguita dall’inasprimento delle politiche sull’immigrazione, al 18%. Oltre quattro elettori su dieci collocano dunque al primo posto una questione identitaria e valoriale. Segue il rinvio della battaglia sul salario minimo, con il 16%. Al 10% si trovano sia la rinuncia a una maggiore tassazione dei patrimoni e dei redditi elevati, sia l’accettazione di nuovi finanziamenti militari all’Ucraina. Più distanti le questioni energetiche: nucleare 8%, termovalorizzatori 4%, gasdotti 2%. Riarmo e grandi opere non vengono mai indicati come prima ragione di rottura.
Per rendere più leggibile l’insieme delle risposte, i dieci possibili motivi di abbandono sono stati ricondotti a quattro macroaree, costruite in base alla loro affinità politica e programmatica. “Infrastrutture ed energia” comprende gasdotti, nucleare, termovalorizzatori e grandi opere: scelte diverse, ma accomunate dal possibile conflitto tra sviluppo materiale del Paese, fabbisogni energetici e tutela ambientale. “Difesa e armamenti” riunisce gli aiuti militari all’Ucraina e l’aumento delle spese per riarmo e difesa nazionale. “Lavoro e fiscalità” associa invece il salario minimo alla tassazione dei grandi patrimoni e dei redditi più elevati, cioè i principali temi economici legati alla redistribuzione. Infine, “Diritti e immigrazione” raccoglie le due questioni maggiormente riferibili al profilo culturale e valoriale del partito: le politiche migratorie e i diritti civili e LGBTQIA+.
Il quadro visto in precedenza si conferma e si rafforza: diritti civili e immigrazione pesano per il 42% del totale delle risposte, quasi il doppio rispetto a Infrastrutture ed energia (23%), il doppio di Lavoro e fiscalità (21%) e il triplo di Difesa e armamenti (14%). Un divario che lascia pochi dubbi su quale sia, per l'elettorato di AVS, il vero perimetro non negoziabile.
Incrociando il dato con le principali variabili sociopolitiche emergono differenze interne piuttosto marcate. Nell’area Infrastrutture ed energia le accentuazioni più forti riguardano gli uomini, tra i quali raggiunge il 40% contro il 13% delle donne, e gli elettori con almeno 60 anni, anch’essi al 40% rispetto a una media del 23%. Tra le classi di età, il dato più basso si registra invece fra i 18-39enni, al 18%. Le donne sono invece un po' più sensibili al capitolo Lavoro e fiscalità (24% contro il 20%), così come i 40-59enni e i residenti del Nord Est (29% entrambi), per i quali rinviare il salario minimo o non tassare i grandi patrimoni sarebbe poco accettabile. Tra quanti si autocollocano nel centrosinistra emergono accentuazioni positive sia per Infrastrutture ed energia, al 29%, sia per Lavoro e fiscalità, al 26%.
Quanto visto conferma questioni già emerse in altre analisi, non solo di AnalisiPolitica, sulle difficoltà del centrosinistra nel costruire un'alleanza solida: se Pd e Movimento 5 Stelle guardano ad AVS come a un alleato naturale, i dati dicono che Fratoianni e Bonelli hanno margini di manovra strettissimi sui temi identitari. Relativamente più ampio appare, semmai, lo spazio di mediazione su infrastrutture, energia e difesa: ambiti che vengono indicati meno frequentemente come ragione prioritaria per togliere il voto al partito.
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