FdI mette radici: Meloni resta, ma ora c’è anche il partito

La destra italiana entra nella lunga vigilia delle Politiche del 2027 con equilibri meno stabili di quanto possa apparire. Fratelli d’Italia resta largamente il primo partito, Forza Italia presidia l’area moderata, mentre la Lega subisce la concorrenza di Futuro Nazionale, ormai capace di superarla in diverse rilevazioni. Vannacci prova a occupare lo spazio della destra più radicale e protestataria, con una leadership personale ed un linguaggio di rottura, a cui, come visto in precedenza, una parte dell’elettorato di Fratelli d’Italia potrebbe essere non immune.  

AnalisiPolitica, con un sondaggio realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, ha analizzato il voto a Fratelli d’Italia, proprio allo scopo di verificare quale possa essere oggi il clima interno nella base del partito.

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Anzitutto si è cercato di chiarire quale fosse la principale motivazione al voto per FdI: se fosse ancora legata alla figura della leader, come negli anni precedenti, oppure se fossero intervenuti dei cambiamenti. Fratelli d’Italia appare meno dipendente dalla sola figura di Giorgia Meloni e più riconoscibile come soggetto autonomo: portatore di valori, dotato di una propria classe dirigente e capace di conservare consenso oltre la leadership che ne ha determinato l’ascesa.

Nel 2023 il 39% degli elettori dichiarava di scegliere FdI principalmente per Giorgia Meloni. Nel 2025 la quota era ancora al 40%; nel 2026 scende al 21%. Letto isolatamente, il dato potrebbe far pensare a un indebolimento della Presidente del Consiglio. Le altre risposte raccontano però un fenomeno differente. Chi vota FdI perché ritiene che rappresenti i valori più giusti della destra politica italiana passa dal 22% del 2023 al 28% del 2025, fino al 40% di oggi. Chi riconosce la presenza di molti ministri e dirigenti validi, oltre a Meloni, cresce dal 9% al 12% e poi al 18%.

Sommate, le due motivazioni politiche e organizzative salgono dal 31% del 2023 al 40% del 2025, fino al 58% del 2026. Parallelamente, la scelta di FdI come semplice “meno peggio” scende dal 26% al 19% e infine al 14%. ll partito non perde quindi la propria ragione d’essere con la minore centralità personale della leader: una parte crescente della fiducia sembra spostarsi dalla persona all’identità collettiva.

Il dato più rilevante è il salto registrato nell’ultimo anno dalla motivazione legata ai valori: dal 28% al 40%, dodici punti in più. Nel 2025 la figura di Meloni precedeva nettamente l’identità del partito, 40% contro 28%; oggi il rapporto si rovescia, con i valori di FdI al 40% e la leadership personale al 21%. Quella che era una motivazione secondaria diventa la prima ragione del voto. FdI viene sempre più riconosciuto, dalla propria base, come il soggetto che definisce il perimetro culturale e politico della destra italiana.

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La seconda domanda conferma questa trasformazione. Nel 2025 soltanto il 22% affermava che avrebbe “molto probabilmente” continuato a votare Fratelli d’Italia se Giorgia Meloni non fosse stata più presidente del partito. Nel 2026 la quota sale al 33%, superando anche il 31% del 2023. Considerando anche gli “abbastanza probabilmente sì”, la disponibilità complessiva raggiunge il 74%, contro il 59% dell’anno precedente. Soprattutto, quasi scompare l’incertezza: i “non so” crollano dal 30% al 2%.

La crescita della fedeltà più convinta è particolarmente evidente tra gli ultrasessantenni e tra chi possiede un titolo di studio medio-basso. Aumenta anche nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre resta più contenuta nel Nord-Est. Tra gli elettori che si collocano nettamente a destra, la propensione a confermare il voto rimane invece molto elevata e sostanzialmente stabile.

Come illustrato nello scorso studio, Futuro Nazionale ha intercettato una parte dell’elettorato proveniente da FdI: il 38% dei suoi sostenitori dichiarava di aver votato Fratelli d’Italia alle scorse elezioni. I dati non seguono però le stesse persone e non consentono di dimostrare un travaso diretto. Soprattutto, non indicano uno svuotamento di FdI: la minore dipendenza personale da Meloni viene assorbita dall’identità del partito.

La differenza è politica. Futuro Nazionale nasce e cresce intorno a una figura, a un linguaggio di rottura e alla capacità di raccogliere protesta. Fratelli d’Italia sembra percorrere la strada opposta: da movimento fortemente identificato con la propria leader sta diventando un partito strutturato, riconoscibile e capace di durare. Meloni resta decisiva, ma non è più l’unica ragione per votarlo. Accanto alla leadership si consolida una comunità politica che ritiene Fratelli d’Italia non semplicemente la destra più rumorosa, ma la destra giusta.

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