Calenda e Campo Largo: un accordo a somma zero

A poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, il sistema delle alleanze non è ancora definito. Se la nascita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha aperto un nuovo spazio a destra, creando un potenziale problema al centrodestra di governo, Carlo Calenda sembra essere un’incognita per entrambi gli schieramenti. Pur essendo stato ministro nei governi Renzi e Gentiloni, il leader di Azione appare oggi come un soggetto separato, equamente distante dal centrodestra e dal centrosinistra. In un sistema organizzato intorno a due coalizioni, un soggetto autonomo di questo tipo rischia di non trovare posto. Tuttavia, un terzo polo potrebbe diventare un ago della bilancia: prima del voto, sottraendo consensi decisivi nei collegi; dopo il voto, qualora riuscisse a entrare in Parlamento superando le soglie, attraverso un sostegno parlamentare all’una o all’altra forza.

I numeri, le percentuali, risultato di sondaggi sulle possibili coalizioni, valgono poco o nulla, soprattutto quando vengono letti come anticipazioni del possibile risultato elettorale. I sondaggi, anzitutto, non sono strumenti previsivi: fotografano gli orientamenti esistenti nel momento in cui vengono realizzati; soggetti, inoltre, a margini di errore anche importanti. Se è certamente errato limitarsi a sommare le intenzioni di voto attribuite alle singole sigle, come non di rado accade, anche sottoporre agli intervistati formule di coalizione definite, a così grande distanza dal voto, significa proporre scenari inevitabilmente ipotetici, ancora lontani dalla realtà che gli elettori si troveranno innanzi, durante e al termine di una campagna elettorale.

Rilevazioni di questo tipo possono però essere utili per individuare tendenze, compatibilità, opzioni. Non dicono ai leader quale alleanza vincerà, ma possono offrire elementi da cui partire per una riflessione politica, eventualmente da correggere, modificare, se e quando il contesto dovesse mutare.

L’analisi qui presentata si basa su un sondaggio di AnalisiPolitica realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti e si concentra sul rapporto tra Azione, guidata da Carlo Calenda, e il “Campo Largo”, composto essenzialmente da PD, AVS e Movimento 5 Stelle.

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La distanza tra le due aree emerge già verificando quanto i rispettivi elettori collochino loro stessi sull’asse sinistra-destra. Nel Campo Largo, l’89% si definisce di sinistra o di centrosinistra: il 33% a sinistra e il 56% nel centrosinistra. Solo l’11% si colloca al centro. Azione presenta un profilo diverso: il 52% si definisce di centro, il 33% di centrosinistra, il 10% di sinistra e il 5% di centrodestra.

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Una prima ipotesi vede una coalizione composta da PD, Movimento 5 Stelle, AVS e forze minori di centrosinistra, senza Azione. Verrebbe votata dal 75% di chi si definisce di sinistra o centrosinistra. Il 7% sceglierebbe, invece, Azione con altre forze centriste minori, l’11% non voterebbe e il 7% indeciso. Questa coalizione senza Calenda piace di più tra gli elettori anziani, soprattutto nel Nord-Est e nel Centro e tra chi si colloca nettamente a sinistra. Azione trova invece il proprio spazio soprattutto tra gli elettori del centro laico e nelle aree con PIL superiore alla media (in generale, Nord e Toscana).

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La seconda domanda propone il Campo Largo insieme ad Azione, accogliendo anche le richieste liberali di Calenda (specificato nel testo della domanda, troppo lungo per la tabella; nda). Il risultato complessivo non cambia: voterebbe la coalizione ancora il 75%. Aumentano però quanti non voterebbero, che salgono al 15%, e gli indecisi, che arrivano al 10%.

L’allargamento, dunque, non produce un aumento del consenso. Incorpora nella coalizione gli elettori che seguirebbero comunque Calenda, ma allontana una quota equivalente di elettori disponibili a votare il Campo Largo soltanto senza di lui. La formula unitaria incontra una maggiore disponibilità tra le donne, i più giovani, i laureati, i residenti nel Centro.

Confrontando le due risposte, si è costruito un indicatore che permette di distinguere alcuni comportamenti. Il 68% costituisce il nucleo stabile del Campo Largo: voterebbe il centrosinistra sia con Calenda sia senza di lui. Un altro 5% rappresenta invece il nucleo stabile di Calenda: voterebbe Azione se corresse separatamente e sceglierebbe la coalizione qualora Azione entrasse nel Campo Largo. Il 7% voterebbe il centrosinistra soltanto senza Calenda, mentre il 2% sceglierebbe la coalizione esclusivamente se tutte le forze si presentassero insieme. Il 17% resterebbe invece nell’area dell’astensione o dell’incertezza in entrambe le configurazioni; questa componente è più presente tra gli uomini, i 40-59enni, le persone con un titolo di studio più basso e i residenti nel Nord-Ovest. Un ulteriore 1% presenta altre combinazioni di risposta. l segnale sembra chiaro. Calenda può portare dentro il Campo Largo una quota di elettori che lo seguirebbe comunque, anche quando Azione corresse separatamente, ma la sua presenza non allarga il bacino complessivo della coalizione. Il 5% fedele a Calenda viene incorporato nel Campo Largo e un ulteriore 2% viene conquistato grazie all’accordo; contemporaneamente, però, si perde il 7% che voterebbe il centrosinistra soltanto senza Calenda. Il risultato finale resta quindi invariato: cambia la composizione del consenso, non la sua consistenza. Se il Campo Largo vuole davvero allargarsi, dovrebbe forse guardare altrove. Di Battista?

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