Vannacci trasforma la protesta interna in un nuovo spazio nella destra italiana. Non è solo un ex leghista: il suo partito guarda a Meloni.
La nascita di Futuro Nazionale introduce un importante elemento di instabilità nella destra italiana. Il partito di Roberto Vannacci non è più soltanto un contenitore personale nato dalla rottura (premeditata?) con la Lega: ha rappresentanza parlamentare, una prima struttura e un consenso che, a livello teorico, sembra capace di incidere con decisione sugli equilibri del centrodestra. Il problema riguarda Matteo Salvini, ma anche Giorgia Meloni, perché in realtà FN compete meglio nello spazio politico di Fratelli d’Italia.
L’arrivo di parlamentari e quadri provenienti da Lega, Forza Italia e FdI può avere ragioni diverse: maggiore affinità ideologica con Vannacci, convinzione che i partiti di origine abbiano attenuato la propria identità, minori possibilità di ricandidatura, perdita di visibilità o ricerca di ruoli ancora disponibili. In una formazione nuova, chi era periferico può diventare fondatore o dirigente. Ideologia, ambizione e calcolo politico possono convivere. Ma chi sono oggi gli elettori di Vannacci?
L’ultima rilevazione di AnalisiPolitica, effettuata campione rappresentativo di 1.000 elettori italiani, restituisce un profilo marcato. L’elettorato di Futuro Nazionale è anzitutto maschile: gli uomini sono il 75%, contro circa la metà del campione. Quasi uno su due ha tra 40 e 59 anni; gli under 40 si fermano al 18%. È dunque un pubblico soprattutto adulto.
Il 65% possiede al massimo la licenza media e i laureati sono appena l’8%. Sul piano territoriale, il 55% vive nel Nord-Ovest e il 23% nel Nord-Est; quasi otto elettori su dieci risiedono nel Settentrione. L’82% si trova inoltre nelle aree economicamente più forti del Paese. Non è una protesta concentrata nelle zone più povere, ma un consenso radicato in territori produttivi, dove ricchezza e insicurezza sociale possono convivere.
La collocazione politica è ancora più netta: il 59% si definisce di destra e il 38% di centrodestra. Sommando le due categorie si arriva al 97%. FN non tenta di superare un l’asse destra-sinistra, refrain già sentito, anzi: rivendica una posizione interna alla destra e la propone in forma più esplicita.
La provenienza elettorale conferma la natura di cerniera del partito. Alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024, il 38% degli attuali elettori FN aveva votato Lega e un altro 38% Fratelli d’Italia. Una componente minore proviene dal M5S: intorno al 18% per entrambe le votazioni. Vannacci non raccoglie soltanto leghisti delusi; contende in egual misura consensi anche a Meloni e, più limitatamente, intercetta altri voti di protesta.
Per capire dove si collochi Futuro Nazionale, le principali informazioni politiche, elettorali e sociodemografiche sono state schematizzate in una mappa a due dimensioni, ottenuta attraverso un’opportuna tecnica multivariata (l’Analisi delle Componenti Principali Categoriale - CATPCA). Nella mappa vengono posizionati dei punti che, semplificando, rappresentano la sintesi dei valori degli elettori dei singoli partiti, rispetto al set delle variabili sociopolitiche.
I punti disegnano le gli assi, e non il contrario, gli assi, quindi vengono interpretati quindi come le due dimensioni più importanti che spiegano il fenomeno.
Descrivere la prima dimensione, quindi, quella dell’asse delle X è semplice: l’asse orizzontale separa, evidentemente, sinistra e centrosinistra da centrodestra e destra. A sinistra si trovano AVS, PD, M5S; a destra Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale; Azione separata ed equidistante da entrambi i poli. FN cade pienamente nel campo della destra.
La seconda dimensione non è un’altra scala ideologica. Descrive soprattutto una realtà strutturale: distingue i partiti in base alla composizione sociodemografica e alla combinazione delle scelte di voto alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024. Il segno positivo o negativo non indica maggiore radicalità o moderazione, ma configurazioni diverse degli elettorati.
A destra, FdI, FN, FI e Lega formano un gruppo compatto, ma non omogeneo. Futuro Nazionale è più vicino a Fratelli d’Italia, poi a Forza Italia e infine alla Lega. FN e FdI occupano quasi la stessa fascia verticale, mentre Lega e FI si collocano ai due estremi dell’asse genealogico. Il concorrente strutturalmente più prossimo a Vannacci non è quindi Salvini, nonostante l’origine della scissione, ma il partito di Meloni.
A sinistra, invece, escludendo Azione che rimane molto centrale, solo M5S e AVS formano un gruppo ravvicinato; il PD resta isolato nella parte bassa della mappa. Questo dato segnala non solo la netta distinzione tra i due campi sinistra-destra, ma anche la profonda discrasia interna al polo di opposizione. La lontananza dagli assi segnala matematicamente il peso di questo fenomeno, reso esplicito dalla resa visiva del grafico. Azione rimane in posizione interlocutoria, pur di poco attribuita al campo del centrosinistra, è per struttura sociale e scelte politiche meno distante dalla coalizione del centrodestra. Futuro Nazionale appare dunque come una nuova articolazione della destra: è settentrionale, maschile, adulta, meno scolarizzata della media e principalmente collocata a destra-destra. Combina provenienze leghiste e meloniane in misura pressoché identica, con un apporto di protesta pentastellata e di “non voto”. Da ora alle elezioni del prossimo anno, lo scenario politico può cambiare radicalmente e non solo una volta sola, ma per ora un dato è chiaro: Vannacci ha aperto uno spazio reale dentro la destra politica italiana.
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