Sicurezza, l’Italia non vuole più dipendere dagli Usa

Una difesa più autonoma, meno dipendente dagli equilibri ereditati dal dopoguerra, è quanto chiede l’Italia. Al di là delle contingenti dichiarazioni del presidente e dell’entourage USA, significa che la è stessa Italia a voler mutare il proprio rapporto con gli Stati Uniti. È il dato che emerge dall’ultimo sondaggio di AnalisiPolitica, effettuato su un campione rappresentativo di mille italiani adulti.

20260709 - Difesa 3

Il risultato più netto riguarda la costruzione di una difesa comune, transatlantica, che prescinda dal sostegno americano. La domanda del sondaggio è ispirata al discorso tenuto dal Primo Ministro canadese Mark Carney al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio, quando il premier ha affermato che le medie potenze devono coalizzarsi, perché  "Se non siedi al tavolo, finisci sul menu". Il 69% degli italiani è molto o abbastanza d’accordo con l’ipotesi che l’Unione Europea promuova, insieme al Regno Unito e al Canada, promuova una struttura di difesa capace di agire anche senza il sostegno degli Stati Uniti. Un’ampia maggioranza, oltre due terzi del campione.

Il consenso è più alto tra gli uomini, tra gli over 60, tra i laureati e nel Nord Ovest, ma resta comunque robusto anche nelle altre categorie. Politicamente, l’idea di una difesa “USA free” è trasversale agli schieramenti. Gli elettori di Pd e Avs sono i più favorevoli, ma livelli molto elevati si registrano anche tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale.

20260709 - Difesa 1

In questo quadro si colloca anche la richiesta di ridurre l’intervento militare statunitense in Italia. Il 55% degli intervistati è d’accordo con l’idea che il Paese debba ridurre la presenza e le basi militari americane sul proprio territorio, anche se ciò comportasse conseguenze economiche negative per le aree interessate. Il 30% è contrario e il 15% non sa. Probabilmente, non semplice antiamericanismo, ma un’ulteriore domanda di sovranità: d’altronde gli USA sono presenti militarmente sul suolo metropolitano da 83 anni, dal 10 luglio 1943, con lo sbarco in Sicilia.

Le accentuazioni sono significative. Il favore alla riduzione delle basi cresce tra i più giovani, tra i laureati e soprattutto nel Nord Est, dove raggiunge livelli molto superiori alla media nazionale. È alto anche nel Sud e nelle Isole. Sul piano politico, la richiesta è molto forte sia nell’elettorato della sinistra che in quello della destra, con l’unica eccezione di quello della Lega, in cui prevale largamente il fronte contrario. In qualche modo, sembra che anche questa distribuzione risulti trasversale e che il tema della difesa non si organizzi più secondo le tradizionali categorie di destra e sinistra.

Alla frase secondo cui, qualora ritenessero in gioco interessi strategici fondamentali, gli Stati Uniti potrebbero arrivare a usare la forza militare anche contro il territorio di un Paese europeo alleato, il campione si divide: il 41% è d’accordo, il 44% non lo è. Non c’è maggioranza assoluta e le due aree hanno un peso analogo, ma è certo da rilevare che ben due italiani su cinque considerino plausibile uno scenario che, nella grammatica tradizionale dell’Alleanza Atlantica, sarebbe apparso assurdo.

Questa diffidenza è più presente tra i giovani, tra diplomati e laureati, e nel Nord Est. Politicamente emerge con particolare forza tra Avs, Azione e M5S, mentre è più contenuta tra gli elettori del Pd. Nel centrodestra il quadro è altrettanto articolato: Fratelli d’Italia e Forza Italia appaiono più intermedi, mentre nella Lega e in Futuro Nazionale pesa una quota elevata di incertezza. Più in generale, comunque, sembra ormai che in termini di difesa, una parte rilevante dell’opinione pubblica non ragioni più sulla sicurezza come delega agli Stati Uniti; anzi, semmai il contrario.

Il 38% degli italiani è favorevole all’ipotesi che l’Italia si doti di un proprio arsenale nucleare, indipendente da quello degli alleati. Il 48% è contrario, il 14% non sa. Quasi la metà degli intervistati, dunque, respinge la prospettiva atomica nazionale; è la maggioranza, ma non assoluta. Infatti, il dato dei favorevoli è alto: quasi quattro italiani su dieci accettano, almeno in linea di principio, l’idea di una deterrenza nucleare nazionale. Una domanda simile: “le Forze Armate italiane dovrebbero dotarsi di tecnologia nucleare, come le più importanti nazioni del mondo”; sottoposta agli intervistati da AnalisiPolitica nel 2010, aveva restituito il risultato del 22% come grado d’accordo. Si può parlare di un incremento sensibile e di come il clima internazionale abbia modificato la soglia percettiva della popolazione, su questo delicato tema.

Il favore al nucleare nazionale è più elevato tra i 18-39enni, cresce con il titolo di studio e raggiunge valori con il picco nell’elettorato di Azione e valori superiori alla media anche nel centrodestra. Nel centrosinistra il Movimento 5 Stelle è favorevole, mentre Pd e Avs restano invece prevalentemente contrari.

Nel complesso, il sondaggio descrive un’opinione pubblica che vuole riorganizzare la propria sicurezza. La formula più aderente ai risultati è: difesa europea, autonomia operativa, minore dipendenza americana, cautela sul salto nucleare.

È un passaggio politico rilevante. Per molti anni la sicurezza dell’Italia è stata pensata come una funzione dell’ombrello americano e della cornice Nato. Per l’opinione pubblica, oggi quella cornice non scompare, ma non basta più e va ridisegnata. Gli italiani sembrano chiedere una difesa occidentale meno sbilanciata sugli USA. La novità non è il rifiuto di Washington, è la fine della delega.

This is the new section content you wanted to add. Customize this text as needed.

You May Also Like