La Lega entra nella vigilia lunga delle politiche del prossimo anno con un problema di consenso ormai esplicito. Nei sondaggi dei principali istituti il partito viaggia tra il 5% e il 6%; un livello che, solo un anno fa, era mediamente più alto di 2-3 punti. La perdita è sensibile perché avviene mentre Forza Italia resta sostanzialmente stabile e Futuro Nazionale, la novità di Roberto Vannacci, stringe la Lega da destra, fino a superarla o ad affiancarla. Sono sondaggi e non elezioni, quindi dati virtuali. Ma è evidente che il partito di Vannacci, non avendo responsabilità di governo, può “gridare di più” e risultare attrattivo per quel grillismo di destra che costituisce una parte rilevante del suo potenziale bacino.
È in questo contesto che va letto il giudizio su Matteo Salvini. Il segretario è discusso fuori dal partito, nel centrodestra e nel dibattito pubblico; ma tra chi oggi dichiara di votare Lega, in un recente sondaggio condotto su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, il quadro è diverso. Il 93% giudica positivamente il suo operato come segretario: il 55% molto positivamente, il 38% abbastanza. I giudizi negativi si fermano al 3%. Rispetto al 2024 il salto è evidente: allora i positivi erano al 70% e i negativi al 29%. Nel 2024 questi ultimi erano più presenti nel Nord-Ovest, nella fascia 40-60 anni e tra gli elettori con istruzione medio-bassa. Oggi quella frattura appare rientrata. La base rimasta nella Lega non si è allontanata da Salvini: si è ricompattata attorno a lui.
Questo non significa, però, che il tema della successione sia chiuso. Alla domanda se la Lega debba continuare con Salvini o cambiare leadership, solo il 62% risponde che Salvini debba rimanere in sella. È una maggioranza netta, ma quasi un elettore su tre chiede un cambio: il 21% subito, in vista delle politiche del 2027, e il 10% dopo le elezioni.
Il punto politicamente più interessante è chi chiede il cambio. La spinta alla sostituzione non arriva dal nucleo più identitario: tra gli elettori che si definiscono di destra e non di centrodestra, l’89% vuole Salvini ancora leader e solo l’8% chiede un cambio. La domanda di discontinuità è invece più forte tra le donne, tra gli under 40, tra i laureati, nel Sud e Isole. Il risultato è una contraddizione solo apparente. Salvini non è impopolare tra i suoi: tra i leghisti superstiti è molto popolare. Dentro quel perimetro, però, compare una quota per nulla marginale di elettori che ragiona sul dopo. Il problema del segretario, quindi, non pare essere quello di tenere il partito che resta; piuttosto capire se quel partito, così com’è, possa ancora tornare a crescere.
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