La riforma per l'autonomia differenziata delle regioni è avviata; quella per la separazione delle carriere dei magistrati è legge dello Stato. Sono stati soddisfatti due dei provvedimenti bandiera della coalizione di governo, quelli di Lega e Forza Italia. Nel corso del prossimo anno, si dovrebbe arrivare al terzo, quello più pesante, quello proposto da Fratelli d'Italia: l'elezione diretta del Primo Ministro, il cosiddettopremierato.
AnalisiPolitica ha condotto un sondaggio, su un campione di 1000 italiani, rappresentativo della popolazione adulta, che ha esplorato tre nodi fondamentali dell'attuale dibattito:
• il bisogno di riforme per migliorare il funzionamento dello Stato;
• il giudizio sul premierato elettivo, cioè l’elezione diretta del Presidente del Consiglio;
• gli scenari preferiti dagli italiani, qualora un premier direttamente eletto, perdesse la maggioranza parlamentare.
È sicuro il fatto che, almeno in generale, gli italiani percepiscano la necessità di avviare riforme per migliorare il funzionamento dello Stato. Sono l'80%, quattro su cinque. Si noterà comunque un sensibile calo di dieci punti percentuali nel lasso di tempo di soli tre anni. Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2022, si è visto che il calo avviente quasi del tutto tra gli elettori del Pd e quelli di Avs: è dunque plausibile pensare che sul tema, almeno in parte, ci si stia avviando ad un posizionamento ideologico, allontanandosi da quello di opinione. Probabilmente, nei prossimi mesi, si assisterà ad una ulteriore diminuzione dei riformisti dell'area si centrosinistra.
L'esplicita domanda, sull'opportunità o meno dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio, va nella stessa direzione. Un calo di favorevoli al premierato, pur di soli quattro punti. Verosimile pensare che le cause siano le stesse, ma rimane, ad ogni modo, una grande maggioranza del 60%, favorevole alla riforma. A livello sociale, il dato è trasversale, solo si riscontra maggior apprezzamento nel Centro-Sud. A livello politico, invece, il dato diventa estremamente interessante. Nel centrodestra, sono quasi del tutto favorevoli gli elettori di Fdi (81%) e grandemente favorevoli quelli di Forza Italia (70%). Nella base leghista, invece, il dato cala al 53%: meno della media nazionale; evidentemente, su questo argomento il partito è diviso. Nel centrosinistra sia il dato del Pd che quello di Avs è di poco inferiore al 40%, abbondantemente sotto la media, ma certo una piccola quota, si tratta di due elettori su cinque. Il Movimento 5 Stelle, invece, è al 61%, in controtendenza rispetto ai suoi compagni di coalizione.
Se il capo del governo venisse sfiduciato?
Le opzioni sul tavolo sono diverse e il test vede risultati abbastanza equilibrati.
• Il Presidente della Repubblica reincarica lo stesso capo del governo, con la stessa coalizione che ha vinto le elezioni. Una seconda chanche: 19%, con preferenza negli elettorati della Lega e in quello di FdI.
• Il Presidente della Repubblica incarica un nuovo capo del governo, diverso da quello precedente, ma della stessa coalizione: 19%. Piace molto a chi vota Forza Italia.
• Il Presidente della Repubblica incarica un nuovo capo del governo, anche di una coalizione diversa o di un’alleanza nuova: 18% e qui troviamo molti elettori Pd, Avs e grillini.
• si sciolgono subito le Camere e si torna ad elezioni: 31%, il valore è del tutto trasversale.
In conclusione. Il dato sulle riforme riflette un sentimento stabile di sfiducia nelle performance dello Stato: un mix di inefficienza percepita, lentezze amministrative, scarsa stabilità politica. Il premierato ha una maggioranza sociale, ma non trasversale, essendo così polarizzato, tanto da non sembrare più una riforma “di sistema”, ma una riforma con chiara identità politica.
C’è molta domanda di cambiamento, meno accordo su quale cambiamento.
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