AnalisiPolitica, intervistando un campione rappresentativo di 1.000 italiani di 18 anni ed oltre, ha indagato alcuni atteggiamenti socio-politici che possono essere ricondotti ad espressioni di sfiducia verso le istituzioni, a senso percepito di ingiustizia, a vissuti di impotenza individuale. Si tratta di dimensioni centrali nel concetto di qualunquismo e vittimismo.
Ma i qualunquisti, i vittimisti, sono tanti in Italia, quanti? Chi sono, cosa pensano? Votano, non votano?
Tre domande.
La prima vuole comprendere quale reazione il soggetto può avere davanti a situazioni di difficoltà. In pratica, quello che gli psicologi definiscono come l’atteggiamento mentale con cui le persone interpretano eventi negativi.
I risultati ci dicono che metà del campione (50%) manifesta un atteggiamento realistico e proattivo, riconoscendo la difficoltà ma cercando soluzioni; il 17% reagisce con rassegnazione fatalista: le difficoltà sono inevitabili, cicliche; il 15% mostra riflessione autocritica, atteggiamento costruttivo, anche se, quando eccessivo, potrebbe avere segno contrario. Il 10% attribuisce la causa a terzi, tipico dell’atteggiamento vittimistico-qualunquista, dove si nega la propria responsabilità.
La seconda domanda esplora l’attribuzione di responsabilità collettiva rispetto ai problemi del Paese, un indicatore chiave per comprendere il grado di fiducia istituzionale, di autocritica civica e di consapevolezza sistemica. Non misura opinioni su un tema specifico (sanità, scuola, economia), ma il modo in cui le persone interpretano le cause del malfunzionamento del sistema Paese.
Il 42% ci dà la risposta più indeterminata e deresponsabilizzante; sfiducia strutturale, impotenza collettiva. Il 27% punta il dito contro i politici: un vittimismo moralistico, tipico del qualunquismo, che semplifica la realtà riducendola a colpa di pochi individui. Il 20% mostra un approccio più analitico e razionale, riconoscendo la complessità delle cause. Solo l’8% assume una prospettiva autocritica e partecipativa, ammettendo un ruolo dei cittadini.
La terza ed ultima domanda indaga il livello di sfiducia verso la classe dirigente e, più in generale, la percezione di autoreferenzialità del potere. È un indicatore usato in Sociologia Politica: misura quanto la politica venga intesa come luogo di interessi e non come strumento di rappresentanza.
Una maggioranza schiacciante di cittadini (74%) ritiene la classe dirigente essere mossa da interessi personali, una sfiducia radicata. Il 22% riconosce il fenomeno “qualche volta”: atteggiamento più sfumato, comunque orientato alla diffidenza. Solo il 3% esclude questa idea: una minoranza simbolica.
Infine, utilizzando le tre domande precedenti, è stato costruito un indicatore, in modo da rappresentare una scala sintetica di orientamento qualunquistico/vittimistico. Con criterio combinatorio, vengono identificati, progressivamente: chi attribuisce sempre agli altri la colpa e si sente vittima del sistema, chi mostra una sfiducia moderata o alterna, chi mantiene una posizione più equilibrata o pragmatica. Sono distinti quattro livelli:
1. Del tutto vittimista → vittimismo strutturale, totale esternalizzazione.
2. Tendenzialmente vittimista → atteggiamento sbilanciato verso la colpa esterna.
3. Fascia intermedia/disillusi → ambivalenza, sfiducia, percezione di impotenza, ma non netto vittimismo.
4. Consapevole-pragmatico → locus of control interno, responsabilità, visione complessa.
Dai risultati, possono essere evinti tre elementi importanti.
Il vittimismo non è marginale: quasi il 40% ne mostra forme stabili o tendenziali.
La maggioranza non è apertamente vittimista, ma è disillusa: non crede nelle soluzioni, ma non attribuisce nemmeno colpe chiare.
Il gruppo pragmatico è molto limitato: riflette un basso capitale civico e scarsa fiducia nella propria capacità di incidere.
Ultime osservazioni.
A livello sociale, la fascia dei giovani è divisa in due: ci sono sia più qualunquisti/vittimisti della media (19%), ma anche più consapevoli/pragmatici della media (13%). Più della media anche coloro che hanno un titolo di studio intermedio (diploma).
Tra gli elettorati i "molto" uniti ai "tendenzialmente" raggiungono il 48% tra i leghisti, il 47% tra i grillini, il 61% tra gli indecisi e il non voto; mentre la media nazionale è del 38%.
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