Ritorno al nucleare civile

Ci si riuscirà questa volta? A riportare il nucleare in Italia.

Dopo essere stati il terzo produttore al mondo, negli anni '60; per poi cassarlo nel 1987 e ricassarlo nel 2011: volontà popolare. Eppure il cittadino sa di proprio del costo dell'energia e sa anche che l'energia, in Italia, o la produciamo col petrolio comprato da fuori, o la compriamo direttamente da fuori (prodotta col nucleare a ridosso del confine, peraltro).

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Infatti, l'82% degli italiani, secondo l'ultimo sondaggio di AnalisiPolitica effettuato su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini maggiorenni, ritiene che “siamo troppo dipendenti da paesi stranieri per il nostro fabbisogno di energia nazionale”. Giusto il 14%, che comunque non è pochissimo, afferma il contrario. Si tratta, tendenzialmente di piddini o indecisi, del Centro-sud.

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Decisamente interessante il dato che rileva la volontà per un ritorno al nucleare civile. Dal 40% di favorevoli del 2010, appunto poco prima l'ultimo referendum abrogativo, al 62% del 2025. Un incremento di oltre venti punti percentuali.


Chi ha cambiato idea?
Nel 2010, fortemente contrarie erano in maggioranza donne, tendenzialmente giovani, con basso grado di istruzione. Fortissimamente contrari erano nel Nord-est e di poco meno nel Sud. A livello politico, i partiti maggiori erano in linea con la media nazionale. I grillini, ancora pochi, del tutto favorevoli; chi si opponeva al nucleare era Sinistra e Libertà (partito a sinistra del Pd, assimilabile all'Alleanza Verdi e Sinistra di oggi), ma sopra tutto la Lega, con il 74%.
Oggi quelle differenze a livello sociale, paiono non esserci più. Permangono, ma in maniera diversa, quelle geografiche e politiche. Il 2025 vede il Nord-est favorevole al 69%, con solo il 23% di contrari; mentre al Sud, ancora un po' di ostilità resta (35%). Probabilmente il mutamento nel Nord-est, si riflette anche sulla Lega, favorevole all'81%. Anche nel centrosinistra qualcosa è cambiato: tutti contrari, aggi. Avd, coerentemente col 2010, ma oggi anche Pd (40%) e Movimento 5 Stelle, 39%.

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Se si decidesse di costruire una centrale nucleare nel comune di residenza dell'intervistato, questa è stata la domanda posta al campione, il dato sui favorevoli passa dal 26% del 2010, al 51% del 2025. Un bell'incremento, probabilmente dovuto anche alla coscienza che le nuove tecnologie, permettono la costruzione di centrali più piccole, meno impattanti e più sicure.

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Per terminare, ricordiamo, però, che c'è sempre una quota di cittadini con Sindrome di Nimby; ovvero, una quota di chi vuole il ritorno al nucleare, ma che non accetterebbe una centrale nelle vicinanze di casa propria. In calo anch'essa, dal 24% al 12%. Percentualmente, tra costoro troviamo più piddini, grillini e… fratellini! Sì, il dato di Fdi è di 3 punti più alto della media.

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