Joomla TemplatesWeb HostingWeb Hosting
Prima i Cristiani (poi le dighe)

28 dicembre 2015



di Arnaldo Ferrari Nasi

E' successo ancora, questa volta nelle Filippine, dove ancora una volta una comunità cristiana ha subito un attacco mortale da parte di fanatici mussulmani. Gli studiosi ci parlano di 150-200 milioni di cristiani perseguitati sull'intero pianeta. Non si parla solo dei cristiani "recenti" quelli convertiti dalle Missioni: Maroniti, Caldei, Melchiti, Copti cattolici ed ortodossi, Siriaci, Nestoriani, Ortodossi di Antiochia, Armeno-cattolici e Gregoriani, sono i nomi delle principali chiese cristiane nel mondo arabo. Alcune sono confessioni ben più antiche della nostra, di parecchi secoli, nate dopo i primi concilii di Efeso, del 431, o di Calcedonia, del 451. I cristiani del mondo arabo, sono lì da sempre, certo da prima dell'Islam, e da sempre innalzano chiese e pregano il nostro stesso Dio.

 

 

Molte delle missioni militari internazionali degli ultimi anni, alle quali la stessa Italia a vario titolo ha partecipato, hanno di fatto restituito stati formalmente laici, come l'Irak, la Libia, ma anche l'Egitto e la Siria, a fondamentalismi islamici, più o meno incontrollati. Quando prima vigeva una sorta di pacificazione confessionale, oggi stiamo assistendo a sempre più frequenti irruzioni, devastazioni e anche stragi in chiese e missioni cristiane. Su questo aspetto, in Italia, la politica non ha mai preso una posizione decisa, mentre invece il cittadino si interroga e si risponde: secondo tre italiani su quattro (73%) “l'occidente dovrebbe organizzare missioni internazionali per proteggere le comunità cristiane perseguitate nei paesi islamici”. Un dato molto trasversale a livello politico, che nel centrodestra raggiunge mediamente quote attorno all'80% e nel centrosinistra attorno al 70%, con la punta minima in Sel che comunque non scende sotto il 60%.

Insomma, i cittadini italiani se devono muovere i soldati in Medio Oriente, vogliono proteggere i fratelli cristiani, non solo le dighe. Un approccio molto valoriale, rispetto a quello materialista dei loro politici.