25  Agosto 2010



    di Arnaldo Ferrari Nasi

     

    Quando, nel maggio 2008, venne ufficializzata la squadra del nuovo governo di Silvio Berlusconi, tra le diverse cose, si commentò anche della componente femminile tra i ministri appena nominati.
    Due ministeri con portafoglio a Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo, cioè Istruzione Università e Ricerca e Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare; due ministeri senza portafoglio a Mara Carfagna per le Pari opportunità e Giorgia Meloni per la Gioventù. Ad un anno esatto di distanza, si è aggiunse ad esse Michela Vittoria Brambilla, quale Ministro senza portafoglio (già Sottosegretario) del Turismo.

    Oggi, passati più di due anni dall’inizio della legislatura, è possibile effettuare un consuntivo sulla percezione del loro operato.
    Abbiamo preferito utilizzare un metodo indiretto, cioè verificare come la stampa italiana abbia descritto e stia descrivendo i detti politici. La scelta di questa metodologia è stata ritenuta opportuna in quanto l’esposizione alla pubblica opinione dell’operato dei ministri coinvolti è del tutto differente, in considerazione del differente peso ed incidenza dei loro ministeri.
    I giornalisti, quindi, non sono stati visti solo nella loro funzione di gatekeeper, ovvero di coloro che decidono se lasciare filtrare o meno una particolare notizia attraverso i "cancelli" del mezzo di informazione. Essi sono stati utilizzati come se fossero opinion leader, cioè come quelle persone influenti che raccolgono il messaggio e lo ritrasmettono al proprio gruppo sociale di riferimento.
    In realtà non sono stati intervistati i giornalisti, ma con il metodo che già abbiamo descritto di ricerca concettuale, sono stati analizzati gli articoli da essi scritti in tutto il 2010, fino al 30 luglio, per le edizioni in rete di Avvenire, Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Manifesto, Il Sole 24 Ore, L’Unità, La Stampa. E’ stato scelto di non andare oltre l’anno in corso, proprio per permettere all’On. Brambilla, che ha ottenuto il suo ministero dopo gli altri, di “mettersi in pari” con l’avviamento dei lavori.

    Come nelle precedenti indagini, si è seguito lo schema a quattro punti per la profilazione dell’uomo politico: preparazione/competenza; fiducia; vicinanza ai cittadini; efficacia. Ogni ambito di ricerca è stato declinato in ulteriori dieci concetti, cinque dal tono positivo e cinque dal tono negativo, realizzando così una griglia di quaranta “chiavi concettuali”.

    Dopo una prima rilevazione di circa 35.000 concetti interessanti, ne sono stati selezionati i 2025 con la più alta pertinenza alla griglia sopra descritta. Ad essi corrispondono circa 1.100 articoli.

    Grafico 1. Percentuale di concetti pertinenti rilevati per singolo ministro.

    Il Grafico 1 ci mostra quale “peso” la stampa analizzata stia attribuendo ai singoli ministri. Effettivamente questa speciale classifica, pare rispettare l’importanza percepita dei ministeri. Gelmini e Prestigiacomo a pari merito, con i due dicasteri che gestiscono budget in proprio. Brambilla segue con il 20%: il Turismo è altrettanto importante dell’Istruzione e dell’Ambiente, ma, vuoi per il fatto che il ministero non goda di proprio bilancio e, forse più importante, visto che in Italia il Turismo è per legge delegato alle Regioni e quindi su quel palcoscenico vi sono più attori istituzionali, il ministro ottiene solo un po’ di più della metà delle sue due colleghe.
    Seguono Meloni e Carfagna con quote ridotte (7% e 5%).

    Grafico 2. Toni utilizzati per singolo ministro (valori percentuali).

    Posto che in generale, i toni utilizzati sono stati nel 56% dei casi negativi e nel 44% positivi, parrebbe che quest’ultimo sia inversamente proporzionale al numero di presenze rilevate per singolo ministro.
    Meloni e Carfagna, di cui si parla meno, ottengono rispettivamente il 54% ed il 52%  di giudizi positivi; Prestigiacomo e Brambilla il 46% e 44%. Con Gelmini si scende ulteriormente al 39%, la questione della riforma scolastica e universitaria ha effettivamente suscitato molte reazioni e non sempre positive.

    Grafico 3. Dettaglio "preparazione/competenza": toni utilizzati per singolo ministro (valori percentuali).

    L’ambito relativo alla preparazione è stato declinato in item quali la conoscenza del proprio mestiere e l’esperienza politica. Gelmini e Prestigiacomo ottengono giudizi positivi in numero sensibilmente più alto delle colleghe, che comunque sono tutte in una fascia che oscilla attorno al 65%.

    Grafico 4. Dettaglio "fiducia": toni utilizzati per singolo ministro (valori percentuali).

    Il dato sulla fiducia percepita, invece, rende una variabilità decisamente più alta. Tra il 65% di concetti positivi rilevati per Carfagna ed il 27% per Gelmini, vi sono ben 38 punti.

    Grafico 5. Dettaglio "vicinanza ai cittadini": toni utilizzati per singolo ministro (valori percentuali).

    Sulla vicinanza ai cittadini, invece - essere ad esempio disponibili, comprensibili, stimati – sono Meloni e Brambilla ad ottenere più consensi sulla stampa.
    Di sicuro il Ministero della Gioventù, retto appunto da Meloni, non può non aiutare in questo ambito. Su Brambilla, invece, occorre ricordare che proprio nel PdL, è la responsabile del settore delle Iniziative Movimentiste ed è stata la fondatrice dei Circoli della Libertà, nati come radicamento sul territorio del mondo vicino a Forza Italia. E inoltre, sono probabilmente condivise le sue prese di posizione a favore degli animali, per le quali ella si spende molto ed in prima persona.

    Grafico 6. Dettaglio "efficienza": toni utilizzati per singolo ministro (valori percentuali).

    Il dato relativo all’efficienza, che abbiamo già visto essere il più critico nel rapporto politici/giornalisti, vede Brambilla al primo posto con 32% di positività. Seguono Prestigiacomo (30%) e Meloni (29%); più staccate Carfagna e Gelmini, entrambe al 25%.
    Il risultato sembra interessante, soprattutto se confrontato con quello del parametro relativo alla preparazione politica. Brambilla, partita “con handicap” (penultima come preparazione) è quella che a detta degli esperti, sta ottenendo più risultati.

    Ma quali sono le testate più critiche e quelle meno critiche, nei confronti di questi Ministri?
    Il committente dello studio da cui abbiamo tratto questi dati, ci ha chiesto, in questo caso, di pubblicare solo il risultato aggregato e non per singolo ministro.
    Comunque non mancano le sorprese.

    Grafico 7. Toni impiegati per singola testata giornalistica (valori percentuali).

    Intanto, il valore positivo più alto è “solo” del 50%, ottenuto da Libero. Il Giornale è terzultimo al 39%. Questo significa che anche le testate più vicine ideologicamente all’attuale governo, possono essere critiche nei confronti di personaggi che lo compongono. Oltre al fatto che le stesse testate paiono assumere posizioni sensibilmente differenti.
    Allo stesso modo, un quotidiano di sinistra come Il Manifesto, occupa la terza posizione nei giudizi positivi; mentre quello che, almeno ufficialmente, dovrebbe essere il più equilibrato, il Corriere della Sera, risulta quello sul quale sono stati rilevati il maggior numero di toni negativi.

    In ultimo, a validazione dell’ipotesi che il giornalista non può solo essere visto come un selettore di notiziabilità, ma anche come un vero e proprio latore di messaggi, sono stati effettuati dei confronti con diversi sondaggi pubblicati di vari istituti di ricerca, relativi alla “fiducia ai ministri” nel periodo preso in esame. 
    Naturalmente, in questo caso il dato può essere solo giudicato a livello qualitativo, posta la differenza relativa all’oggetto statistico analizzato e alla metodologia utilizzata, ma è possibile affermare che il risultato di fondo, quale ad esempio la “classifica” di tono generale o quella specifica al campo della fiducia, è del tutto conforme nei diversi studi, sia che esso sia stato  rilevato direttamente tramite intervista, che evinto dall’analisi concettuale sulla stampa.

    Per concludere e rispondere al quesito iniziale, cioè come viene giudicato dalla stampa l’operato dei diversi ministri donna del governo Berlusconi, si può dire che c’è una certa differenza sulla quantità nel numero di presenze, dovuta solo in parte all’importanza attribuita al ministero, ma anche, pensando ad esempio al Ministero del Turismo, alla quantità di competitori del settore che possono “rubare la scena”.
    I giudizi sono vari e differenti, nei diversi ambiti di ricerca, e non omologati. Non c’è un ministro “tutto negativo” o “tutto positivo”: essi sembrano venir giudicati nei vari settori secondo le loro specifiche caratteristiche personali e politiche.
    Le stesse testate, spesso a favore o contro la politica governativa, danno giudizi differenziati sui singoli politici e nei singoli ambiti, anche in controtendenza con la linea editoriale generale.
    I risultati, quando si è reso possibile un raffronto, paiono confermati dalla pubblicistica disponibile sull’argomento.

    17  Agosto 2010



    di Arnaldo Ferrari Nasi

     

    Nei giorni scorsi la stampa italiana è stata quasi del tutto monopolizzata dalle vicende riconducibili a Gianfranco Fini. Prima la costituzione dei nuovi gruppi parlamentari, poi la vicenda di Montecarlo.
    Soprattutto in relazione a quest’ultimo caso i toni si sono accesi e le posizioni radicalizzate. Due tra i quotidiani più vicini alle posizioni del centrodestra hanno addirittura lanciato una raccolta popolare di firme, allo scopo di chiedere le dimissioni del Presidente della Camera.

    Ma come è stato, più in generale, “trattato” Gianfranco Fini dalla stampa Italiana?
    AnalisiPolitica ha analizzato le edizioni on-line di dieci fra le più importanti testate quotidiane, ed ha cercato di mettere in relazione gli articoli concernenti il Presidente della Camera con taluni concetti che possono ricondurre a quattro punti cardine nel profilo di un uomo politico: preparazione/competenza; fiducia; vicinanza ai cittadini; efficacia.

    Lo studio è stato reso possibile grazie alla tecnologia messa a disposizione da Remtene, che ha utilizzato per il reperimento delle informazioni sul web un avanzato software, unico nel suo genere, in grado di rilevare direttamente i concetti espressi nei testi, senza passare per le “parole chiave”.
    Chi fosse interessato, può reperire maggiori informazioni sul sito del produttore britannico (www.autonomy.com) o del già citato partner italiano: sia sufficiente in questa sede ricordare che è coperto da più di centotrenta brevetti e che in Italia se ne sono dotate società del calibro di Fiat o Telecom.

    I quattro ambiti precedentemente descritti sono stati operativizzati declinando ognuno di essi in ulteriori dieci astrazioni, cinque dal tono positivo e cinque dal tono negativo. Questa operazione ha dunque generato quaranta “chiavi concettuali di ricerca” con cui interrogare il programma.
    Nello specifico, sono state analizzate tutte le uscite di Avvenire, Corriere della Sera, La Repubblica; Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Manifesto; Il Sole 24 Ore; L’Unità; La Stampa, del periodo compreso tra il 27 maggio ed il 27 luglio scorsi, cioè nei sessanta giorni precedenti alla vicenda dell’appartamento monegasco.

    Ad una prima analisi sono state rilevate circa 16.000 rappresentazioni applicabili alle diverse chiavi di ricerca. Con ulteriori passaggi di raffinazione si è infine giunti ad ottenere 687 concetti altamente rilevanti - corrispondenti a 435 articoli - riferibili in modo chiaro ed univoco alla persona del Presidente Fini.
    Si è parlato di:  preparazione/competenza, nel 34% dei casi; fiducia, nel 16%; vicinanza ai cittadini, nel28%; efficacia, nel 22%.
    Il tono positivo è stato utilizzato il 45% delle volte, mentre quello negativo il 55%. All’interno dei specifici settori, invece, le differenze di espressione sono risultate più marcate.

    Grafico 1: Ambito di ricerca per tono utilizzato

    Sicuramente nell’ambito della preparazione dell’uomo politico, il riconoscimento al Presidente della Camera da parte della stampa è risultato alto. Nel 76% dei casi sono state rilevate frasi di senso positivo attribuibili a concetti come la migliore competenza rispetto ad altri, la molta esperienze, cultura, intelligenza e conoscenza del proprio mestiere. Solo il 24% erano di segno opposto.
    Per quanto riguarda la fiducia, invece, il dato risulta quasi ribaltato. In relazione a concetti quali: operare nell’interesse dello Stato piuttosto che nel proprio, essere sinceri, seri, fedeli ai propri principi, mantenere le promesse; le testate prese in esame esprimevano il 66% di tono negativo, ed il 34% di positivo.
    All’incirca lo stesso, per la vicinanza ai cittadini, espressa con concetti quali: simpatia, stima, comprensione, vicinanza, non condizionamento dai partiti/poteri forti. Il tono positivo veniva utilizzato nel 38% dei casi, mentre quello negativo nel 62%.
    Sull’efficacia dell’azione politica, i risultati sono stati ancor più negativi. Indicatori quali: ottenere risultati, avere la statura dell’uomo di stato piuttosto che essere come gli altri politici, essere risoluti, autorevoli, influenti; sono stati rilevati solo il 16% delle volte in senso positivo, mentre l’84% in senso negativo. Per quest’ultimo ambito di ricerca, invero, occorre sottolineare che il dato è del tutto simile a quello di altri uomini politici analizzati: lo stesso Silvio Berlusconi, ad esempio, ottiene un valore solo di poco superiore. Potremmo quindi considerare che, in generale, l’ambito dell’efficacia venga trattato in modo critico, dalla stampa, verso tutta la classe politica.

    Da rilevare, infine, che non paiono esserci state differenze significative tra una testata giornalistica e l’altra nel tipo di espressioni utilizzate; anche prendendo in esame i quotidiani attualmente non vicini alle posizioni di Giancarlo Fini, come Libero ed Il Giornale.
    Vogliamo ricordare che la ricerca ha voluto individuare concetti espressamente riferiti alla persona e non alla azione politica contingente. Se ne potrebbe evincere, che, nel periodo preso in esame, non sono stati condotti particolari “attacchi personali” da parte di alcuna delle testate considerate.

    In conclusione, si può dire che, proprio nel periodo immediatamente precedente alla sua decisione di intraprendere una nuova strada politica, la stampa italiana – quella presa in esame – ha descritto il Presidente Fini come una persona, sì, molto preparata, ma che non dà troppa fiducia e poco vicina ai cittadini.
    I citati dieci quotidiani analizzati, rispecchiano sicuramente tutte le tendenze politiche: ve ne sono alcuni di chiara matrice di sinistra e centrosinistra, altri di segno opposto e altri, almeno ufficialmente, non schierati. Il fatto che non siano state rilevate grandi differenze di espressione tra le singole testate, quindi che non sia stato rilevato nulla di riconducibile all’eventuale politicizzazione della linea editoriale, potrebbe far pensare, dal punto di vista puramente tecnico della comunicazione politica, che si sia prodotto un lack, una vuoto, nel corretto flusso informativo della linea politica da parte dell’entourage di Gianfranco Fini agli organi d’informazione.

     


     

    29 Novembre 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    "And the Oscar goes to... Robbertoo!".

    E' qui l'immagine dell'Italia internazionale, brava e sorridente. In quel gesto american-partenopeo quando Sophia Loren, la notte del 21 marzo 1999, a Los Angeles, annuncia esultante agitando sopra la testa il foglietto con scritto il nome del vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero: "La vita è bella", di Roberto Benigni.
    La seguente improvvisata performance dell'attore toscano salito sul palco a ritirare la statuetta ed a ringraziare ha fatto il resto. In un inglese quasi maccheronico, frasi del tipo, descrivendo la propria gioia: "è come se Giove avesse rapito tutti nella sala, portandoli nel firmamento, e facesse l'amore con tutti quanti"; oppure più seriamente: "vorrei anche ringraziare i miei genitori a Vergaio, un piccolo paese in Italia. Mi hanno fatto il regalo più grande, la povertà", hanno reso a tutta l'America e quindi a gran parte del mondo, ancor più conosciuto e ancor più simpatico il comico italiano.

    Con il risultato che Sophia Loren e Roberto Benigni sono forse oggi i nomi più conosciuti di personaggi italiani a livello internazionale. O comunque i più adatti a promuovere l'Italia nel mondo. Così la pensano i nostri circa 1.800 esperti del Panel Turismo ai quali è stato chiesto quale fosse secondo loro il personaggio maschile e femminile più adatto a comunicare il Belpaese come destinazione turistica.

    Non c'è stata storia. La Loren e Benigni si sono posti al comando delle loro rispettive classifiche con notevole distacco sui rispettivi secondi posti. Soprattutto per le donne. La Sophia nazionale ottiene praticamente cinque volte più delle citazioni di Monica Bellucci, che la segue. Poi la Pausini, conosciuta nel mondo per aver vinto premi ed aver effettuato collaborazioni grandi artisti internazionali tra cui Celine Dion, o Barbra Streisand. E poi Levi Montalcini, Ferilli, Carra' e via dicendo. Ognuna con i meriti che le riconosciamo.

    La classifica degli uomini, vede al secondo posto la figura di Leonardo Da Vinci (!), seguito da Alberto Sordi, George Clooney (da tempo vive in Italia), Mastroianni, Bocelli, Pavarotti, eccetera. Tutti nomi forti, inappuntabili, che hanno reso e rendono ancora, grande il nostro Paese.
    Ma a lato, una considerazione: tutti artisti, più uno sportivo ed uno stilista. Solo due scienziati, di cui uno nato 500 anni fa.

    Tavola 1. Qual'è il personaggio maschile che secondo lei risulta più adatto all'estero per comunicare l’Italia come destinazione turistica (max. 2 citazioni)?

    BENIGNI >>> citazioni >>> 129

    DA VINCI 92

    SORDI 74

    CLOONEY 53

    MASTROIANNI 49

    BOCELLI 47

    PAVAROTTI 36

    VERDI 29

    ARMANI 28

    BOVA 27

    ROSSI 25

    FELLINI 25

     

    Tavola 2.

    Qual'è il personaggio femminile che secondo lei risulta più adatto all'estero per comunicare l’Italia come destinazione turistica (max. 2 citazioni)?

    LOREN >>> citazioni >>> 452

    BELLUCCI 95

    PAUSINI 59

    LEVI MONTALCINI 49

    FERILLI 45

    CARRA' 26

    LITTIZZETTO 23

    MADONNA 22

    CUCINOTTA 21

     


    (Fonte: dati Isnart, 2013)

     

    3 Novembre 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    I ristoranti italiani nel mondo. Per noi sono i Ristoranti Italiani nel Mondo, i RIM. Ma... come sono? Come ci si mangia? Che atmosfera vi si respira? Sono veramente "italiani"? Isnart da tempo valuta e certifica queste imprese, minuziosamente, proprio su questi aspetti e non solo. Dopo tutta una serie di verifiche su cui ora non ci soffermiamo, viene o non viene conferito il Marchio di Qualità Italiana e viene attribuito un punteggio che arriva sino a cento e non può essere inferiore a cinquanta.

    Abbiamo deciso di mettere a confronto il punteggio del Marchio con quelli di due dei principali siti di recensioni on-line per ristoranti: nello specifico Zagat e Tripadvisor.

    Anzitutto si sono dovuti normalizzare, cioè uniformare, i diversi punteggi.
    Zagat valuta i ristoranti dell'aspetto del cibo, dell'arredamento e del servizio con un punteggio 0-30. Tripadvisor propone un rating a stelle (1-5) medio e, quando espressi,  quelli specifici sui diversi aspetti del locale.
    La filosofia che sta alla base delle valutazioni dei due siti è profondamente diversa. Zagat utilizza un sistema di raccolta delle informazioni sui ristoranti simile ad una classica survey, successivamente elabora i risultati ed la redazione pubblica la sua valutazione in base ad essi. Un metodo che definiremmo quali-quantitativo. Tripadvisor lascia totale libertà agli utenti; ognuno può scrivere e lasciare la propria opinione. In questo modo è possibile che ci siano recensioni fake, falsate, ma sul grande numero i loro effetti vengono minimizzati e, ad una lettura più attenta dei tread, non è difficile individuarle. Un metodo quantitativo. Isnart segue un altro metodo ancora. Molto rigoroso, qualitativo. Sulla base di un preciso protocollare definito "Qualità Italiana", sviluppato con l'ausilio di diversi esperti, un delegato della Camera di Commercio locale rileva fatti e scatta foto. Poi
    li inserisce in Internet, secondo un preciso formato standardizzato e, dopo un controllo formale,  nove commissari, tutti italiani, verificano - ove del caso richiedono approfondimenti - ed assegnano il punteggio finale.
    Oltre alla normalizzazione delle scale di valutazione, si è effettuata una selezione ad esclusione dei punteggi bassi e, solo per Tripadvisor, del numero di recensioni ottenute dal singolo ristorante. Si è dunque giunti ad avere, per struttura, tre punteggi 50-100.

    Il nostro test ha coinvolto i ristoranti italiani dell'area di Manhattan, New York City, USA, che hanno ottenuto il Marchio di Qualità Italiana nel 2013/2014, si tratta di 93 strutture.

    E' da dire che non di tutti i ristoranti che hanno ottenuto il Marchio si ritrovano le recensioni nei due siti considerati. Non si pensi che ciò sia dovuto al cleaning dei dati perché esso riguarda i locali di fascia bassa che certamente non possono entrare nella classifica Isnart.
    Nello specifico le recensioni di Zagat coprono il 75% dei locali certificati considerati, mentre quelle di Tripadvisor solo il 57%.

    Per maggiore intelligibilità sono stati poi stati creati, per ogni scala, quattro segmenti di fascia. Questi segmenti sono stati messi a confronto: Il punteggio del Marchio e di Zagat convergono nel 31% dei casi; quelle di Tripadvisor e del Marchio nel 28%.

    Non è il risultato perfetto; ma non è neanche poco. Si ricordi comunque però che già questi ristoranti che abbiamo preso in considerazione sono stati selezionato in tutte e tre le classifiche, quelli con i punteggi più alti. Il bacino è quello dei ristoranti migliori, al di là dello specifico punteggio. Se infatti si passa ad un livello di segmentazione meno articolato, a due fasce questo aspetto risulta più evidente. Ad esempio, nella prima categoria di Isnart, troviamo l'80% dei ristoranti di Zagat e il 56% di quelli di Tripadvisor.

    In conclusione. Dei tre sistemi di valutazione, quelli che paiono portare ai risultati che meglio convergono sono l'Ospitalità Italiana e Zagat. Li accomuna la metodologia qualitativa, quindi un maggior approfondimento nel giudizio. Le valutazioni di Tripadvisor, fatte le opportune selezioni, si discostano, ma non poi di tanto. Come già ricordato, davanti alle recensioni degli utenti "bisogna saper leggere tra le righe".
    Certamente i punteggi, che sono stati selezionati verso l'alto, oltre i singoli valori, offrono un buon panorama comune di ristoranti di cui fidarsi. Il più selettivo dei tre, in ultima analisi, pare essere il Marchio dell'Ospitalità Italiana.
    Anche grazie al confronto con questi due famosi siti di recensioni, quindi, parlando di un ristorante dell'Ospitalità Italiana, si sarà sicuri di poter rispondere, a chi lo chiede:
    "Come ci si mangia?", bene; "che atmosfera vi si respira?", bella; "sono veramente "italiani"?", sì.


    (Fonte: dati Isnart, 2013)

     

    2 Settembre 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    In termini generali la “valorizzazione” di un bene indica un miglioramento della posizione complessiva sul proprio mercato, ovvero l’aumento dei redditi netti conseguiti dal produttore in conseguenza dell’aumento dei prezzi di vendita del prodotto e/o del volume di vendite.
    Detto così è un po’ freddo e anche parziale. Proviamo ad estenderne il significato pensando a tutto l’insieme di strumenti volti a perseguire l’obiettivo generale dell’aumento del valore del bene, e le alle attività che consentono il loro raggiungimento. Ad esempio, la definizione e l’innalzamento della qualità del prodotto. Oppure il miglioramento della percezione complessiva della qualità del prodotto da parte del consumatore anche mediante l’impiego di strumenti di garanzia della qualità e di comunicazione.
    Una buona sintesi può essere la seguente. La valorizzazione di un prodotto è un insieme di attività, tanto di tipo strategico che operativo, orientate a migliorare la creazione di valore del prodotto agendo su due diversi fronti: quello dell’attribuzione del valore da parte del consumatore e della società, e quello dell’efficacia dei processi di produzione da parte del sistema delle imprese (Belletti, 2006).

    Il ristorante, così come il Ristorante Italiano nel Mondo, è parte della catena di valorizzazione del prodotto. Sia nel momento dell’acquisto di un prodotto “valorizzato”, ma soprattutto nel momento della distribuzione, comunicazione e vendita al consumatore finale. Lavora soprattutto su quel fronte che abbiamo definito come quello “dell’attribuzione del valore da parte del consumatore e della società”. Nel momento in cui offre al cliente un piatto realizzato con prodotti italiani tipici di qualità, ne comunica al cliente il legame con il territorio; l’unicità delle risorse specifiche e del processo produttivo; il legame con la comunità locale di provenienza e con la collettività dei produttori di quella zona.
    Insomma, ancora una volta il ristoratore italiano nel mondo assume il suo ruolo di ambasciatore. E non gli ci vuole la marsina, ma solo il basilico di Pra’ o la burrata d’Andria o il lardo di Colonnata.

    Abbiamo chiesto ai “nostri” ristoratori italiani nel mondo se e quali tra alcune iniziative di valorizzazione relative all’origine dei prodotti venissero messe in pratica nelle loro attività.
    A parer nostro i risultati sono stati inferiori alle attese.
    L’84%, quindi neanche la totalità, informa i camerieri in modo da poter dare spiegazioni a voce. Solo il 36% scrive sul menù l’origine della materia prima. Quote che non superano il 20-25% organizzano degustazioni apposite, serate a tema o semplicemente redigono materiale aggiuntivo che fornisca informazioni più dettagliate.
    Eppure sono tutti consci che il ruolo dei prodotti tipici sia una importante chiave per il successo di un ristorante italiano all’estero: trasmettendo un’immagine di genuinità e autenticità (32%); ribadendo l’identità del ristorante e della sua cucina (31%) e permettendo di distinguersi dai ristoranti pseudo-italiani (14%).

    Se i ristoratori conoscono e riconoscono l’importanza della valorizzazione, perché, come visto, la mettono in pratica in modo poco adeguato? Forse perché il ristoratore fa il ristoratore e non il comunicatore! Ovvero, potrebbe essere utile insegnargli qualche tecnica e dargli qualche strumento in più. In più di un caso, nelle nostre ricerche, abbiamo rilevato proprio l’esigenza di un aiuto funzionale ai Rim e la sollecitazione di essi stessi nei confronti della madrepatria.

    Allora aiutiamoli: loro lo sanno che la valorizzazione è la miglior lotta alla contraffazione.


    Tavola 1.
    Quale si queste iniziative di valorizzazione dell’origine del prodotto che lei utilizza vengono attuate nel suo ristorante?

     

    Tavola 2.
    Nell’ambito della valorizzazione dell’italianità del servizio che offre, lei collabora con associazioni, consorzi, istituzioni, altri operatori che si occupano di diffondere i prodotti tipici italiani nel Paese in cui opera? Realizza/partecipa ad iniziative tipo queste che elenchiamo?

     


    Tavola 3.

    Parliamo del ruolo dei prodotti tipici sul posizionamento del suo ristorante sul mercato (o più semplicemente, del ruolo dei prodotti tipici sulla notorietà ed immagine del ristorante sul territorio)
    Su un mercato globalizzato e saturo di informazioni, crede che la tipicità sia la chiave del successo del suo ristorante?

     


    (Fonte: dati Isnart, 2013)

     

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