Ad oggi, le Forze Armate italiane sono composte all'incirca da 100.000 militari di truppa, 54.000
sottufficiali, 25.000 ufficiali; a cui aggiungere 18.000 unità della riserva operativa, per un totale di neanche 200.000 effettivi. Fino a ieri, l'obiettivo era di ridurre ulteriormente, arrivando ad un numero complessivo di circa 160.000. Non errato, il modello di difesa attuale è molto diverso da quello di anni fa, oggi, anche un soldato semplice è specializzato, per addestramento, per materiali utilizzati. Per i ranghi superiori, si può parlare anche di iperspecializzazione. I grandi eserciti del passato non servono più. Vero è che quanto accade in Ucraina ci sta ricordando che la guerra convenzionale esiste ancora e che le quantità sul terreno contano ancora molto.
Si andrà sicuramente - come appunto annunciato dal Ministro Crosetto - verso una revisione del numero dei militari necessari. Magari incrementando solo la riserva operativa e mantenendola addestrata; si potrebbe pensare 200.000 militari in più. Considerato che i giovani tra i 18 ed i 26 anni, in Italia, sono 5.300.000, si tratterebbe solo di meno del 4% di essi. Numeri facilmente raggiungibili con l'adesione volontaria, senza neanche dover ricorrere alla leva.
Ma la sospensione delle chiamate del 2005, voluta dal governo di centrodestra, ha forse creato un problema sociale. AnalisiPolitica è da sempre attenta a questo tema e, nel corso di un recente sondaggio effettuato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, ha posto alcune domande specifiche.
Cresce la percezione che la leva dava un senso civico oggi mancante; da una maggioranza del 56% del 2015, si arriva al 62% del 2025.
Il tema di una leva obbligatoria, pur non armata, che veda l'impiego dei giovani nella tutela del territorio, nella prevenzione rischi naturali e anche - questa sì, armata - a supporto a forze dell’ordine, viene vista con favore dalla popolazione. Il dato è stabile negli anni, si tratta di due italiani su tre.
Ancora, cresce l’idea che un periodo obbligatorio offra maturazione personale, autonomia, responsabilità; dal 53% del 2010 al 62% del 2025. Tema collegato alla percezione della fragilità dei giovani contemporanei (dipendenza familiare, instabilità lavorativa, carenza di esperienze strutturate).
Non c’è nostalgia della leva tradizionale, ma c’è consenso verso un modello moderno, civico, utile, con piccoli nuclei volontari nelle Forze Armate e una ampia componente quale protezione civile. In dieci anni, la maggioranza dei favorevoli alla leva obbligatoria si consolida ed aumenta, dal 56% al 59%; mentre i contrari diminuiscono, dal 38% al 33%.
Ampio consenso (64%) al principio: se si fa il servizio obbligatorio, lo fanno tutti, maschi e femmine. Un tema percepito come giustizia intergenerazionale e parità civica, considerato anche che da anni, per fortuna, le Forze Armate sono aperte anche al genere femminile.
In conclusione, si può affermare che si riscontra un consenso alto e in parte trasversale verso forme di servizio obbligatorio o misto. La motivazione principale non è militarista ma civica, educativa e territoriale. Come anticipato, la percezione di fragilità dei giovani e crisi del senso civico è forse il vero driver.
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