20 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Sulla par condicio. Forse l’intento era buono ed onesto, ma è certo che è una norma che fa acqua da tutte le parti.
    Un po’ per come è calcolata. Ad esempio, vengono rilevati i tempi di presenza dei personaggi politici sulle singole antenne (le reti) senza considerare quanto valgano in termini di audience televisiva. Per intenderci, un passaggio di 30 secondi al TG serale de La7, vale tanto quanto lo stesso alla stessa ora al Tg1. Sembra corretto?
    Poi non vengono considerati gli altri media. I nuovi media neanche a parlarne, ma anche sulle radio. Pare calata una specie di foschia: non vi sono dati pubblici e neanche si vedono in giro bandi per assegnare a ditte la rilevazione come avviene per le TV. Dimenticate.

    Comunque, grazie agli amici di Canale Tre che ci hanno fornito i dati, siamo riusciti a fare un piccolo calcolo a dimostrazione palese di quanto abbia male funzionato la Legge 28/2000 anche in questa campagna. Una dimostrazione parziale, invero, perché per fare uno studio più approfondito ci sarebbero voluti più tempo e risorse. Ma del tutto indicativo indicativo.

    TAVOLA 1.

    Differenza percentuale tra i valori delle principali coalizioni nei sondaggi e la presenza nei TG considerati
    (Fonte: Elaborazione AnalisiPolitica su dati Canale Tre)

    18 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi e Riccardo Rudelli

    Gli elettori essenzialmente si dividono in due categorie. I fedeli, se non al singolo partito, all’area politica di riferimento in cui valutano l’offerta politica dei diversi soggetti che la compongono. Gli infedeli, quelli che, a seconda delle diverse situazioni economico-politico-sociali dell’anno in cui avviene l’elezione, possono invece votare a destra o a sinistra. Fondamentalmente sono uno degli aghi della bilancia (non ve ne è solo uno) che danno la vittoria all’una o all’altra parte.
    Un esempio tipico sono la parte di coloro che nei sondaggi si dichiarano politicamente attenti su certi aspetti, ma indecisi sul partito da votare. Ma ve ne sono altri, a noi oggi interessano i “Libertari”.
    Chi sono i Libertari?

    Sono una “cosa” che hanno scoperto gli americani, o meglio, le think thank americane.
    Esiste un segmento di elettori che può orientarsi verso candidati o partiti sia di destra che di sinistra perché capace di superare la distinzione destra/sinistra - nonostante esso rimanga il principale modello col quale i cittadini si definiscono - quando parlano e giudicano la politica.

    15 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    C’è il black out dei sondaggi. Ma si possono lo stesso fare considerazioni su quanto i dati, in questo anno, ci hanno cercato di dire.

    Ad esempio che la quota di non-voto, l’area dell’indecisione, così come risultava dalla maggior parte dei sondaggi usciti prima del fatidico 8 febbraio, non era molto differente da quella fisiologica che si è sempre registrato nelle rilevazioni ad un mese/quindici giorni dal voto. Solo un poco più alta.
    La grossa differenza, invece, rispetto ad altre campagne, sta in quello che si chiama “autocollocazione politica”, cioè nel “sentirsi” di destra, centro o sinistra. E’ importante questo valore, perché anche se ci dichiara indecisi nei sondaggi, al momento del voto, invece, ci si riaggrega quasi sempre attorno alla propria area di appartenenza. Non è un caso che in fondo le elezioni si vincano o si perdano per pochi punti percentuali.

    Prendendo come termine di paragone il 2006, una campagna di rimonta per il Cav non dissimile da questa, la differenza è sensibile. Ad un mese dal voto, mentre il centrosinistra sembrava essere circa dieci punti avanti, l’autocollocazione dava le due coalizioni praticamente al pari. Esattamente come risultò quando gli italiani votarono.
    Oggi, invece, non solo l’intenzione di voto ai partiti vede l’asse Pd-Sel in vantaggio di 5-8 punti, ma anche l’autocollocazione pende da quel lato per circa la stessa quota.
    Non che di colpo sia ingigantita in Italia la sinistra. Più semplicemente c’è un atteggiamento punitivo nell’elettore di centrodestra che, anche un po’ deluso da quanto successo nella legislatura, preferisce non dichiarare né il suo partito, né la sua area di appartenenza.

    14 febbraio 2013



    di Francesco Anania

    La Legislatura che si è chiusa con lo scioglimento delle Camere dello scorso 22 dicembre, la XVI dell’Italia repubblicana, può essere anche considerata la quinta della cosiddetta Seconda Repubblica. Essa inizia infatti con le elezioni del 27 marzo 1994, le quali videro per la prima volta l’affermazione dell’alleanza guidata da Silvio Berlusconi, dopo l’annuncio della “discesa in campo” di pochissimi mesi prima. A partire da quelle elezioni 3 volte è uscito vincitore dalle urne il centrodestra (1994, 2001 e 2008) e 2 volte il centrosinistra (1996 e 2006), con il susseguirsi di 11 diversi governi: 4 di centrodestra (tutti guidati da Berlusconi), 5 di centrosinistra (Prodi I, D’Alema I, D’Alema II, Amato II, Prodi II) e 2 cosiddetti “tecnici” (Dini e Monti).
    In attesa di conoscere l’esito delle prossime elezioni, può risultare quindi interessante compiere una breve analisi (di carattere esclusivamente quantitativo) sul ceto politico che ha composto i governi della Seconda Repubblica. Innanzitutto, gli incarichi di governo negli 11 esecutivi in questione sono stati complessivamente 885 ed hanno coinvolto 548 persone, con una media di 1,61 incarichi di governo per ciascuno di questi: la media risulta più alta per gli esponenti di centrosinistra (1,84) che per quelli di centrodestra (1,57). Coloro che hanno fatto parte dei due governi “tecnici” sono in totale 108, ma 9 fra questi hanno assunto incarichi di governo anche in esecutivi “politici”: 5 con il centrosinistra, 3 con il centrodestra e nel caso di Lamberto Dini con entrambi gli schieramenti. L’ultima categoria riguarda i cosiddetti “transfughi”, cioè i 5 (sono 6 se si considera lo stesso Dini) che hanno fatto parte sia di governi di centrosinistra che di governi di centrodestra.

    TAVOLA 1.

    Numero di incarichi di governo e di componenti per connotazione politica degli esecutivi.

    (Fonte: elaborazione AnalisiPolitica su dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

     

    13 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Grazie al monitor sulla stampa estera di Remtene abbiamo analizzato le prime 95 notizie disponibili sul web tratte da siti internazionali. In lingua inglese, francese, tedesca e spagnola.

    Anzitutto è da dire che su 95 articoli, 54 sono dispacci di agenzia. I comunicati però non sono tutti uguali, 32 sono commentati dalla redazione. Diciamo che vi è una prima parte comune e poi alcune sottolineature. Queste, oltre agli articoli veri e propri, sono la parte più interessante.

    Di cosa si parla?
    Praticamente tutti rimarcano il fatto che Finmeccanica è un’azienda di Stato e in 41 articoli si ricorda che che la stessa è in perdita da qualche anno (“Orsi, CEO at Finmeccanica since 2011, has been steering the loss-making company through a restructuring Finmeccanica, around 30 percent owned by the Italian state”).

    8 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    In questa campagna elettorale quasi nessuno sta dicendo qualcosa di concreto e soddisfacente per risolvere il problema dell’ipertassazione dei soliti noti (i cittadini onesti). Tutte proposte fumose o stravaganti.
    Sembra invece che in Germania quattrocentomila prostitute che esercitino in modo legale versino circa quattro miliardi di Euro al fisco.
    E’ un problema farlo anche in da noi? Non per una grande maggioranza di italiani.
    Un dato dello scorso anno ci dice come il 61% sia “favorevole alla riapertura delle case chiuse”. E qui c’è anche da sfatare un piccolo mito. E’ la sinistra-sinistra la più avversa alla proposta, non l’elettorato cattolico. Nell’Udc i favorevoli sono sopra la media, il 67%, nel Pd 66%, mentre in Sel solo il 45%.

    TAVOLA 1.

    Può dirci se è molto, abbastanza poco, per nulla d’accordo con la seguente affermazione?
    “Io sono favorevole alla riapertura delle case di tolleranza per le prostitute”

    (Fonte: Ferrari Nasi & Associati, 2012)

     

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