7 maggio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Una politica più aperta verso l’immigrazione, è sempre stato uno dei temi portati avanti dalla sinistra, compreso il Partito Democratico, oggi prima forza di governo. Con la nomina di Cecile Kyenge a Ministro dell’Integrazione il premier Letta ha voluto dare certamente un segnale forte in questa direzione.
    E’ da valutare l’opportunità politica di una scelta così marcata, nel momento particolare e delicato come quello che stiamo vivendo.
    Il PD è al governo con una delle forze che proprio sulle problematiche legate all’immigrazione di certo ha sempre costruito una politica del tutto opposta. Con una certa scaltrezza, però, si potrebbe osservare che la legge simbolo del centrodestra, la contestata Bossi-Fini, porta il nome di due personaggi che oggi sono all’opposizione o addirittura fuori dal Parlamento. Diciamo che l’attuale Pdl potrebbe, senza troppo sconfessarsi, accettare un certo grado di modifiche.

    4 maggio 2013



    di Francesco Anania

    Risulta molto interessante osservare i dati riguardanti i residenti italiani trasferitisi all’estero nel periodo fra la metà degli anni ‘90 e il 2011 (fonte Istat). Essi ci mostrano, infatti, come ancora nei primi anni di questo secolo il quadro delle regioni dalle quali migrava verso altri paesi il maggior numero di persone differiva in modo significativo rispetto ad oggi. Un’altra differenza, inoltre, è di carattere quantitativo, con un incremento particolarmente marcato del “contributo” di emigranti da parte di alcune regioni in confronto ad altre.

    27 aprile 2013



    intervista ad Arnaldo Ferrari Nasi


    Se si tornasse a votare tra poco il centrodestra vincerebbe a mani basse. Lo sa bene il Pd, uscito dilaniato dall’elezione del presidente della Repubblica, e lo sa altrettanto bene il Pdl che preferisce aspettare l’esito delle consultazioni attraverso cui Enrico Letta sta difficilmente tentando di formare il nuovo governo.

    "La quota di indecisi è attualmente al 30-35%. Occorre che ci chiediamo: dopo tutto quello che è successo, in caso di elezioni immediate questi elettori chivoterebbero? Il Pd, il Pdl, oppure si sposterebbero in massa verso Grillo?" riflette il sondaggista Arnaldo Ferrari Nasi, contattato da Il Sussidiario.

    20 marzo 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Gli ultimi dati rilevati dal nostro Istituto, nel 2012, vedono un forte calo della fiducia nella giustizia in Italia, che non supera la quota del 38%.
    Per metterci al riparo da eventuali contestazioni, abbiamo cercato conforto nella letteratura disponibile. Ecco quindi che anche l’eminente sociologo Ilvo Diamanti pubblica sul sito del proprio istituto Demopolis il dato da lui rilevato nel 2012, che è di 39%, in calo rispetto al 42% dell’anno precedente; mentre l’ultima indagine sul tema effettuata in Italia dal consorzio europeo Eurobarometro, nel 2010, vede il dato al 42%.
    Non vi è dubbio, quindi, che in Italia una quota che va ben oltre la metà dei cittadini - si arriva attorno al 60% - non si fidi del sistema giudiziario del proprio paese.

    TAVOLA 1.

    Percentuale di maggiorenni che hanno fiducia nella giustizia in Italia

    15 marzo 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Qual è la differenza tra sondaggisti e sociologi?
    Mmmhhh, i primi li conoscono tutti, ne parlano i giornalisti, i secondi nessuno.
    Mmmhhh, i primi sono una qualcosa di indefinito, sono la traduzione del termine americano pollster. I secondi sui contratti e sulle fatture devono obbligatoriamente indicare: “Professione esercitata ai sensi della legge 14.01.2013, n. 4”.

    Tra i primi possiamo trovare pregiudicati che vanno ai talk show nazionali; plurifalliti che continuano a vincere appalti Rai con società di comodo; gente che ha la nomea di andare in giro “con in tasca gomma e matita, per cambiare i dati se al cliente non piacciono”.
    Ci sono anche simpaticoni che parlano come Di Pietro. Vabbé che se Oscar Giannino, da finto laureato, poteva tenere una rubrica su Radio 24 ed essere consigliere di altissime cariche istituzionali, che importa? Anzi, che c’azzecca?
    Tutto vero, tutto vero. Chi è di questo mestiere lo sa.

    8 marzo 2013



    di Francesco Anania

    La ricorrenza dell’8 marzo, data divenuta simbolo delle conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ci invita ad un approfondimento sulla misura in cui oggi, nel nostro Paese, viene avvertita una discriminazione basata sul genere. Un’indagine Eurobarometro di recente pubblicazione e condotta nel giugno 2012, ci mostra che la percezione di tale discriminazione, in Italia, risulta essere ancora ampiamente al di sopra della media europea. Sono ben il 44%, infatti, coloro che ritengono che in Italia vi sia una diffusa discriminazione basata sul genere, mentre il 43% pensa che essa sia rara e soltanto l’8% la ritengono del tutto inesistente: risultati che collocano l’Italia al penultimo posto fra i 27 paesi dell’UE se si considera la somma delle risposte “rara” e “inesistente” (pari al 51%),  davanti soltanto alla Francia (46%). La media dell’Unione Europea, invece, evidenzia come il 31% degli intervistati pensi che nel loro Paese vi sia una diffusa discriminazione, il 58% sostiene che essa sia rara, mentre il 6% la percepisce come inesistente.

    TAVOLA 1.

    Secondo lei è diffusa, rara o inesistente nel nostro Paese una discriminazione che riguarda il genere?
    (Fonte: Eurobarometro)

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