L'Europa decreta. Ok, ma gestiamola

    26 Maggio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Qual è stato il filo conduttore, il tema che ci ha accompagnato tutti i giorni da almeno un paio d’anni a questa parte? L’antipolitica? Non a tal punto. La voglia di una politica nuova ed onesta? Di più. L’Europa? Sì.
    L’Europa ci osserva, l’Europa ci manda una lettera, l’Europa ci manda la troika, l’Europa non vuole più Berlusconi, l’Europa è contenta di Monti, l’Europa ci ammazza di tasse, l’Europa ci blocca la crescita, bisogna rivedere gli accordi con l’Europa e, dopo il voto,  l’Europa dice che hanno vinto due pagliacci.

    Forse è un caso, ma sembra che ancora l’Europa sia quella ad aver decretato i vinti e i vincitori dell’ultimo turno elettorale.
    Toni diversi ma stesso concetto per i due che hanno vinto le elezioni. Grillo voleva azzerare e rivedere tutti i trattati in essere; Berlusconi pensava che occorresse “battere i pugni sul tavolo di Bruxelles”.
    Toni diversi e stesso concetto per i due che le hanno perse. La percepita emanazione della Merkel, Monti ed il prono Bersani, oggi pure uscito di scena.

    Gli stessi Italiani sono consci di quanto sia importante l’Europa nella loro vita. L’ultimo rapporto Eurobarometro, pubblicato nel Febbraio 2013, indica come siano proprio essi coloro che più di tutti dicano di aver chiaro il significato di “essere cittadino dell’Unione Europea”. 

    TAVOLA 1.
    Percentuale di coloro che ritengono di conoscere il significato di “cittadinanza dell’Unione Europea”.




    Parliamo del 65% degli Italiani contro il 19% dei Tedeschi, passando per la media del 45% delle 27 nazioni UE.

    Allora diventa ancora più importante vedere come anche per gli italiani, i cittadini italiani, per uscire dalla crisi occorra passare per l’Europa.

    TAVOLA 2.
    In relazione alla crisi, sull’Europa si sono dette diverse opinioni.
    Per alcuni è proprio l’Europa la causa della crisi, mentre per altri invece proprio con l’Europa maggiormente unita si potrà uscire meglio dalla crisi.
    Quale tra queste affermazioni riguardo all’Europa, rispecchia maggiormente il suo pensiero?





    Il dato rilevato ci dice che due italiani su tre ritengono che sia necessario un improvement di UE. E ancor più sorprendente è che tra il 2011 ed il 2012 la quota di coloro che vorrebbero “arrivare appena possibile ad una sorta di Stati Uniti d’Europa con leggi comuni e governo comuni” aumenti di 20 punti percentuali.

    Il fenomeno è confermato da anche da altre ricerche dell’Eurobarometro che vanno nella stessa esatta direzione di questo appena presentato. Per esempio in Italia coloro che sono favorevoli all’Euro passano dal 53% del 2011 al 57% del 2012. Un incremento, anche maggiore di quello registrato negli altri paesi dell’Unione.

    TAVOLA 3.
    Sono favorevole:

    Allo stesso modo, una domanda non dissimile da quella che abbiamo realizzato nel nostro sondaggio, ci dice più di altre istituzioni, nazionale ed internazionali, gli italiani ritengano sia l’Unione ad essere “effettivamente in grado di intraprendere azioni contro gli effetti della crisi”. Il 26% contro il 15% del proprio governo o il 12% degli Stati Uniti. E anche questo valore è più alto degli altri quello dei concittadini europei.

    TAVOLA 4.
    A suo parere, quale dei seguenti soggetti è effettivamente in grado di intraprendere azioni contro gli effetti della crisi economica e finanziaria?


    Si capisce dunque che sono due le certezze: Europa sì, ma la direzione profondamente rivista.

    Adesso possiamo guardare cosa nel concreto i partiti si erano proposti di fare su questo aspetto. Vediamo cosa avevano scritto nei loro programmi elettorali. Saremo forzatamente sintetici, citeremo solo alcune frasi che a noi paiano esemplificare il concetto generale di quanto dichiarato. Questo dovrebbe fornirci almeno un punto di partenza per comprendere quanto i partiti potrebbero essere o non essere credibili nella prossima futura azione.

    Monti. “Per contare nell’Unione Europea non serve battere i pugni sul tavolo”. “L’influenza sulle decisioni comuni nasce dalla credibilità, dal saper far valere peso economico e politico”. “In questo quadro l’Italia deve confermare il proprio impegno al rispetto delle regole di disciplina delle finanze pubbliche e ad assumere le  priorità strategiche definite in sede europea e le raccomandazioni specifiche che l’Unione europea rivolge ogni anno all’Italia”.

    Bersani. “Nulla senza l’Europa”. “In primo luogo, rafforzando la piattaforma dei progressisti europei”. “Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva”.

    Berlusconi. “Superamento di una politica europea di sola austerità”. “Elezione popolare diretta del Presidente della Commissione europea e ampliamento della potestà legislativa del Parlamento Europeo”. “Costituzione di una agenzia di rating europea”.

    Grillo. Non è contemplata la parola “Europa” nell’intero programma del Movimento 5 Stelle. Si fanno solamente affermazioni quali: “allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee”; oppure: “applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici”.

    Mi sembra tutto abbastanza chiaro.

     

     

    Articolo pubblicato in esclusiva per ©2013 Piazzolanotizia - Riproduzione Riservata


     

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