Destra: il futuro non è nel passato

    20 Maggio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    I brandelli sparsi della destra italiana stanno legittimamente cercando di ricostituirsi in un qualcosa di unitario. Ciò potrebbe ambire a riportare un certo tipo di esperienza nel panorama politico odierno, che, di quell’ambito, può oggi verificare solo la scomparsa.
    Non sarà certo il misero 1,9% ottenuto da Fratelli d’Italia alle ultime elezioni, valore che per di più attualmente i sondaggi danno nettamente diminuito, a soddisfare la coscienza di stava in un partito che per vent’anni si è aggirato sul 12-14% e che ha espresso alte cariche istituzionali. Per gli altri eredi di Alleanza Nazionale, poi, la situazione è ancora peggiore. Come anche rilevato da più esponenti, le liste del Pdl sono state “etnicamente” ripulite, per cui a parte qualche peso massimo come Gasparri o Matteoli, non vi sono eletti ex-An tra gli Azzurri. Fini e Fli sono fuori dal Parlamento; allo stesso modo La Destra di Storace e FareItalia di Urso.
    Alcuni giorni fa è uscito un mio studio relativo ad un notevole spazio politico rimasto vuoto che, proprio la gente del centrodestra, reclama venga rioccupato da quell’anima nazionale-identitaria che, insieme a quella laico-liberale, cattolica e territoriale, costituiva (passatemi il concetto) lo “schema Cdl” vincente nella Seconda Repubblica. Può non piacere ma è così.
    La raccomandazione che veniva dai dati era quella che l’eventuale nuovo partito presentasse una dirigenza totalmente rinnovata. Non che non ci dovesse essere posto per l’esperienza del politico di lungo corso, ma, almeno per un giro, non in prima fila.
    Perché in fondo il timore è che la maggioranza di questi personaggi stia cercando di recuperare una qualche posizione parlamentare/amministrativa e non vi sia una reale attenzione alla proposta politica. Ho chiuso la mia citata analisi avvertendo che da ciò, invece, dipenderà la riuscita o il fallimento di un eventuale progetto.
    Voglio ribadire il concetto citando alcuni dati di struttura di chi “vuole un partito di destra in ogni caso” e di chi, invece, lo vuole solo se profondamente rinnovato.
    Nel primo caso abbiamo solo il 9% di giovani tra i 18 ed i 35 anni, nel secondo caso il 32%. Così come tra i primi abbiamo il 61% di anziani e tra i secondi il 35%.
    Al Nord Ovest siamo 13% contro 24% e al Nord Est 22% contro 40%.
    Oggi, chi vorrebbe un partito di destra “ad ogni costo” vota Pdl nell’86% dei casi, mentre chi vuole “facce nuove” è sparso in tutto il centrodestra.
    Ecco, nel venticinquesimo anniversario della morte di Giorgio Almirante, il 22 maggio 2013, possiamo dire di aver capito, con sicurezza, da che parte stia il futuro.

     

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