Una nuova destra, ma solo se...

    17 maggio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Che Alleanza Nazionale fosse stato un partito fortemente diviso in correnti era noto.

    Un aneddoto quale esempio. Nel 1999 fui incaricato dall’allora mio capo Mannheimer, proprio quale esperto di quell’area, di realizzare la prima ricerca commissionata da AN sul posizionamento del partito, scottato dalla debacle dell’Elefantino con Mario Segni.

     

    Presentai i risultati a Roma e c’erano tutti i colonnelli. Tutti attentissimi, tutti a commentare. La Russa, Zacchera, Mantica, Mantovano e via dicendo. Non Fini che si sentiva discutere animatamente in un’altra stanza sulla questione della candidatura in Puglia (andava Fitto, un non An). Nella Sala Tatarella c’era anche Gasparri, ma rimase in fondo, non si avvicinò neanche al tavolo della presentazione, non ascoltò nulla.

    Mi spiegarono poi che “i romani” avrebbero voluto incaricare un altro istituto e quindi non erano interessati.

    TAVOLA 1.

    Sulla possibilità di un partito che unisca la destra italiana, oggi divisa, lei a quale di queste affermazioni si sente più vicino?

    Ecco. la situazione degli eredi di An, oggi, credo sia anche conseguenza di questo atteggiamento. Divisi in almeno cinque partiti, quasi tutti fuori dal Parlamento. Non può essere contento Giorgio Almirante, da lassù, al venticinquesimo anniversario della morte.

    In Italia vi è un “centrodestra naturale” che, come ormai da anni vediamo, nel paese è maggioranza. Le sue componenti sono quella laico-liberale, quella nazionale/identitaria quella cattolica e, volendo, quella territoriale. Ognuna ha/aveva i suoi partiti di riferimento e An era uno di questi.

    E’ mia opinione che ancor oggi, per un partito di destra, non esista la “Terza Via”. Non quella dell’Msi, non quella del Terzo Polo.

    Il 70% di chi “si sente” di centrodestra dice infatti che vorrebbe che si riformasse un “partito che unisca la destra italiana, oggi divisa”. Una percentuale così alta non può solo circoscrivere gli ex elettori di An e a qualcun altro magari più estremo: in pratica, lo stesso centrodestra dice “che gliene manca un pezzo”.

    Ma, allo stesso modo, l’esigenza di avere una classe politica rinnovata è ora indeclinabile. Praticamente 9 su 10 vogliono “solo con facce nuove, nessuno dei dirigenti che abbia avuto incarichi negli anni scorsi”. Addirittura, coloro che oggi sono elettori di partiti come Fratelli d’Italia, Lega, M5s, Fare o anche i non elettori oggi indecisi, non sentono nessuna necessità di un partito di destra unitario, se non in questi termini.

    Anche il giudizio su Silvio Berlusconi non può essere tralasciato. Da molti accusato di aver distrutto la destra, da altrettanti glorificato per averle permesso di risorgere dalle ceneri del post-fascismo, il Cavaliere è stato anch’esso figura chiave di quest’area politica.

    Il 62% degli intervistati indica Berlusconi quale vantaggio e non svantaggio per la destra italiana. Non è un valore assoluto, è più sentito nella parte moderata che in quella più estrema, ma è di certo un’ampia maggioranza di quasi due elettori su tre.

    Questo dato, forse più del precedente, può essere la riprova di quanto la destra venga, dai suoi stessi elettori, vissuta come area organica di quella di un più ampio centrodestra.

    TAVOLA 2.

    In generale, per la destra italiana, Silvio Berlusconi è stato un vantaggio o uno svantaggio?

    E l’apprezzamento al Cavaliere - posso affermarlo anche in virtù dei tanti studi che ho realizzato sulla questione – è direttamente legato al concetto di leadership, naturalmente insito nel pensiero di questi elettori. Berlusconi come capo di una coalizione vincente; Berlusconi a cui viene riconosciuta la “capacità di fare” sia in senso politico che economico. E per anche per l’elettorato di destra come per quello di centrodestra, è più importante il “fare” del Cav che il “prevedere”, come ad esempio proponeva proprio Fini nell’ultimo travagliato periodo.

    La storia dice che altre grandi famiglie politiche come quella dei cattolici e quella dei socialisti, nonostante ci abbiano provato in molti modi, non sono mai riuscite a ricongiungersi. In questo caso, vi è la non secondaria differenza che se per Dc e Psi sia stato il voto popolare a sancirne la fine, per An no, la fine è arrivata per scelta politica. Anzi, gli elettori hanno decretato il fallimento di tutte le proposte successive.

    Chissà se cosa faranno i nazional-conservatori? Le condizioni le abbiamo viste. Fini si è già fatto da parte, bisognerà vedere gli altri: ne andrà della riuscita o del fallimento di un eventuale progetto. Glielo dica Almirante.

     

    Vedi l'articolo originale pubblicato in esclusiva per ©2013 Libero Quotidiano - Riproduzione Riservata


     

    METODOLOGIA

    Universo                      popolazione italiana adulta
    Campione                    rappresentativo, 600 casi
    Realizzazione                Ferrari Nasi & Associati, Milano
    Rilevazione                  15-17 aprile 2013
    Scheda completa         www.sondaggipoliticoelettorali.it

    © 2009 AnalisiPolitica
    Rivista mensile di ricerca e comunicazione politica
    P. Iva 04359100965

    Please publish modules in offcanvas position.