I nuovi emigranti partono dal Nord

    4 maggio 2013



    di Francesco Anania

    Risulta molto interessante osservare i dati riguardanti i residenti italiani trasferitisi all’estero nel periodo fra la metà degli anni ‘90 e il 2011 (fonte Istat). Essi ci mostrano, infatti, come ancora nei primi anni di questo secolo il quadro delle regioni dalle quali migrava verso altri paesi il maggior numero di persone differiva in modo significativo rispetto ad oggi. Un’altra differenza, inoltre, è di carattere quantitativo, con un incremento particolarmente marcato del “contributo” di emigranti da parte di alcune regioni in confronto ad altre.

    Per la nostra analisi si è scelto di focalizzare l’attenzione sulle dieci maggiori regioni italiane per popolazione, rappresentative anche delle diverse aree geografiche del Paese: il Nord-Ovest (Lombardia e Piemonte), il Nord-Est (Veneto ed Emilia Romagna), il Centro (Toscana, Lazio), il Sud (Campania, Puglia, Calabria) e le Isole (Sicilia). Il periodo preso in esame, come detto, va dal 1995 fino al 2011, ultimo anno in cui sono a disposizione i dati.

    Partendo quindi dal 1995, la Sicilia risultava allora prima per numero di partenze (8.173 unità), seguita dalla Lombardia (7.231). Ben distanziate e sotto i 4 mila trasferimenti all’estero le altre regioni, nell’ordine: Puglia, Lazio, Campania, Piemonte, Calabria, Veneto e sotto quota 2 mila, Emilia Romagna e Toscana. Nella seconda parte degli anni ’90 cresce l’emigrazione verso l’estero dalle regioni del Mezzogiorno, fino a delineare nel 2000 un quadro in cui la Sicilia è ancora in testa, piuttosto stabile per numero di partenze (8.078 unità), seconda è la Lombardia (7.549), poi il Lazio (6.817), mentre a seguire vi sono le tre regione meridionali: Calabria (4.438), Campania (4.412) e Puglia (4.225); solo dopo queste arrivavano Veneto (3.552), Piemonte (3.409), Emilia Romagna (2.310) e infine Toscana (2154).

    Durante i primi anni 2000 le variazioni sono poco rilevanti e nel complesso il quadro non muta, pur con oscillazioni dei valori riferiti ad alcune regioni.
    Nel 2005 avviene il cambio al “vertice”, con il sorpasso della Lombardia (7.248) sulla Sicilia (6.750): un dato che considerando la differenza di popolazione fra le due regioni (la Lombardia conta quasi il doppio degli abitanti della Sicilia), si mostra ancora poco indicativo. Sempre dal 2005 si evidenzia però una crescita significativa di trasferimenti all’estero dal Veneto e a partire dal 2007 la “graduatoria dell’emigrazione” vede variazioni importanti, con in testa la Lombardia (8.946) e secondo il Veneto (6.313); seguono a questo punto Lazio (4.990) e Sicilia (4.445), mentre Piemonte, Emilia Romagna e Toscana scavalcano le regioni del Sud (Calabria, Campania e Puglia), principalmente per un calo di partenze da queste ultime tre.

    La tendenza va consolidandosi negli anni successivi ed è importante soprattutto il dato quantitativo riferito all’emigrazione da Veneto e Lombardia, in particolare con l’inizio della crisi economica: in Veneto dai 6.313 trasferimenti del 2007 si passa a 9.027 nel 2009, fino ai 9.528 del 2011; in Lombardia già nel 2009 viene sfondata di poche unità quota 10 mila partenze, ma la situazione “esplode” negli ultimi due anni considerati, con 13.007 trasferimenti all’estero nel 2010 e 17.340 nel 2011. Sempre l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati ci mostra come, dopo le prime due regioni, ve ne siano tre con valori molto vicini e due di queste rappresentino ancora regioni settentrionali: Emilia Romagna (6.783), Lazio (6.572) e Piemonte (6.228). Attorno ai 5 mila trasferimenti all’estero vi sono Toscana (5.131) e Sicilia (5.104), mentre chiudono l’elenco le tre regioni del Sud: Campania (4.070), Puglia (3.308) e Calabria (1.771).

    Questi dati ci mostrano quindi la maniera in cui in circa 15 anni le regioni di emigrazione verso l’estero siano gradualmente divenute quelle del Nord, mentre è addirittura calato il numero di meridionali pronti a fare le valigie per trasferirsi fuori dall’Italia. Nello stesso tempo, questi dati non ci permettono di verificare la nazionalità di chi si trasferisce all’estero, che possono non essere tutti italiani: questo potrebbe portarci ad ipotizzare che l’aumento esponenziale di partenze da regioni come Lombardia e Veneto sia dovuto anche al fatto che, con la crisi economica, tanti immigrati già stabilitisi nel Settentrione d’Italia, possano ora aver lasciato il Paese per raggiungere Stati europei economicamente più floridi. Una cosa però è chiara: aumenta il numero di chi abbandona il Bel Paese e questi nuovi emigranti partono soprattutto dal Nord, ormai ex terra felice.

    TAVOLA 1.

    Trasferimenti di residenza per l'estero per regione - Anni 1995-2011

    (fonte: Istat)

     

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