Toghe bocciate

    20 marzo 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Gli ultimi dati rilevati dal nostro Istituto, nel 2012, vedono un forte calo della fiducia nella giustizia in Italia, che non supera la quota del 38%.
    Per metterci al riparo da eventuali contestazioni, abbiamo cercato conforto nella letteratura disponibile. Ecco quindi che anche l’eminente sociologo Ilvo Diamanti pubblica sul sito del proprio istituto Demopolis il dato da lui rilevato nel 2012, che è di 39%, in calo rispetto al 42% dell’anno precedente; mentre l’ultima indagine sul tema effettuata in Italia dal consorzio europeo Eurobarometro, nel 2010, vede il dato al 42%.
    Non vi è dubbio, quindi, che in Italia una quota che va ben oltre la metà dei cittadini - si arriva attorno al 60% - non si fidi del sistema giudiziario del proprio paese.

    TAVOLA 1.

    Percentuale di maggiorenni che hanno fiducia nella giustizia in Italia

    Proviamo a declinare questo sentimento.
    Anzitutto vi è il problema della competenza. Solo il 45% ritiene ci sia tra i giudici un sufficiente livello di preparazione ed esperienza professionale. Già questo potrebbe essere un dato dirimente, visto che dalle decisioni di questi funzionari ritenuti non troppo capaci possono dipendere i destini del singolo soggetto o dei suoi cari.

    In ogni caso, che si tratti di semplice incapacità tecnica o addirittura di volontaria intenzionalità, vi è un problema in una delle più classiche funzioni della giustizia: la lotta al crimine.

    Il 62% ritiene che sebbene i malviventi vengano catturati dalle forze dell’ordine, i magistrati li “rilascino con troppa facilità”. Come il 76% ritiene che debba cessare la concessione di troppo facili permessi e sconti di pena ai carcerati.
    Perché? Semplice, perché secondo la gente (83%) “se i condannati scontassero sempre la pena per intero, ci sarebbero meno reati”.

    Allo stesso modo il 90% degli italiani ritiene che i giudici, che per la lentezza delle operazioni processuali permettano la decorrenza dei termini cautelari e la conseguente liberazione degli imputati, debbano “essere allontanati dalla magistratura”.

    Un tema delicatissimo, quello della corruzione, è stato trattato anch’esso nell’Eurobarometro e presentato nel Febbraio 2012. Il 38% ritiene che nel sistema giudiziario italiano si diano o ricevano tangenti. Nelle nazioni solitamente citate per rettitudine civile, come la Germania o il Regno Unito, i valori sono del 19% e del 21%.

    Tornando alla specifica figura del giudice, solo il 23% ritiene che si comporti sempre in modo corretto ed equilibrato, ed il 53% dice che “vista la responsabilità che hanno, dovrebbero essere periodicamente controllati anche a livello psicologico”.

    Addirittura il 48% ritiene che spesso i magistrati agiscano con fini politici.

    Quali possono, allora, essere le leve di controllo? Costituzionalmente è previsto innanzitutto un organo di autogoverno della magistratura, il Csm, presieduto dal Capo dello Stato, che però è un rappresentante più che altro formale, mentre l’operatività è del Vicepresidente proveniente dalla magistratura. Anche in questo caso gli italiani hanno da ridire: per il 68% “i giudici dovrebbero essere controllati da un organo indipendente, non composto da magistrati loro colleghi come avviene ora”.

    Evidentemente non basta. Perché al di là dei tecnicismi o delle opinioni personali, che sui singoli aspetti possono anche differenziarsi, la cittadinanza è plebiscitaria su una richiesta: “un magistrato che sbaglia dovrebbe essere responsabile della propria azione“. Il 95% degli italiani vuole la responsabilità civile: anche i giudici siano cittadini come gli altri.

    TAVOLA 2.

    Opinioni sulla magistratura

    Da questi molti dati presentati – recenti e di diversi istituti – sembra quindi che in Italia, al di là di Berlusconi, di chi lo difende o chi lo accusa, della destra e della sinistra, un problema tra cittadinanza e magistratura sia evidente.
    In fondo, si può anche trarre un piccolo esempio da queste ultime elezioni. In un momento di grande cambiamento, di generale crisi dei partiti, di frattura del centrodestra, di oggettiva debolezza del Pdl di Berlusconi; il partito dei “tre giudici”, Ingroia, Di Pietro e De Magistris non è nemmeno riuscito ad entrare in Parlamento.

     


     

    METODOLOGIA

    Documentazione completa:
    www.sondaggipoliticoelettorali.it
    http://ec.europa.eu/public_opinion

    *     (Fonte, Ferrari Nasi % Associati, 2012)
    **     (Fonte, Ferrari Nasi % Associati, 2008)
    ***     (Fonte, Eurobarometro, 2012)
    ****     (Fonte, Ferrari Nasi % Associati, 2010)


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