Discriminate, eccome!

    8 marzo 2013



    di Francesco Anania

    La ricorrenza dell’8 marzo, data divenuta simbolo delle conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ci invita ad un approfondimento sulla misura in cui oggi, nel nostro Paese, viene avvertita una discriminazione basata sul genere. Un’indagine Eurobarometro di recente pubblicazione e condotta nel giugno 2012, ci mostra che la percezione di tale discriminazione, in Italia, risulta essere ancora ampiamente al di sopra della media europea. Sono ben il 44%, infatti, coloro che ritengono che in Italia vi sia una diffusa discriminazione basata sul genere, mentre il 43% pensa che essa sia rara e soltanto l’8% la ritengono del tutto inesistente: risultati che collocano l’Italia al penultimo posto fra i 27 paesi dell’UE se si considera la somma delle risposte “rara” e “inesistente” (pari al 51%),  davanti soltanto alla Francia (46%). La media dell’Unione Europea, invece, evidenzia come il 31% degli intervistati pensi che nel loro Paese vi sia una diffusa discriminazione, il 58% sostiene che essa sia rara, mentre il 6% la percepisce come inesistente.

    TAVOLA 1.

    Secondo lei è diffusa, rara o inesistente nel nostro Paese una discriminazione che riguarda il genere?
    (Fonte: Eurobarometro)

    Una seconda questione riguardante la discriminazione di genere si lega invece all’attuale situazione di crisi economica e occupazionale, che colpisce l’Europa nel suo complesso. Agli intervistati è stato chiesto, in questo caso, se essi credano che la crisi contribuisca, nel proprio Paese, all’aumento della discriminazione sulla base del sesso nel mercato del lavoro: il 49% degli italiani sondati ha risposto negativamente, ma ben il 45% pensa che la crisi sia in qualche maniera un “incentivo” alla discriminazione. Un dato, anche in questo caso, ben più negativo rispetto alla media UE, dove si registra un 57% di “no”, mentre il 36% delle risposte risulta positivo. Appare assai significativa la percezione che emerge da questa domanda in un Paese, come l’Italia, che si trova in fondo alle classifiche europee per quanto concerne il tasso di partecipazione femminile: con il 55% il nostro Paese è infatti penultimo nell’UE a 27 ed è seguito soltanto da Malta con una percentuale del 44% (fonte: Eurostat, 2010).

    TAVOLA 2.

    Crede che la crisi contribuisca all'aumento della discriminazione sulla base del genere nel mercato del lavoro?
    (Fonte: Eurobarometro)

    Un terzo dato risultante dall’indagine Eurobarometro assume invece un significato particolare in questo preciso momento politico. Agli intervistati è stato chiesto infatti di indicare quanto (da 1 a 10) si sentirebbero “a proprio agio” se fosse una donna a ricoprire la più alta carica politica del Paese: il valore medio italiano è risultato essere 7.8, alcuni decimali inferiore alla media europea (8.6), ma comunque un valore ampiamente positivo. Nella Storia repubblicana, la carica istituzionale più importante ricoperta da una donna è stata quella di Presidente della Camera dei Deputati (con Nilde Iotti dal 1979 al 1992 e con Irene Pivetti dal 1994 al 1996). La situazione d’incertezza seguita al risultato delle urne lascia aperta la possibilità che il nuovo Governo possa essere per la prima volta presieduto da una rappresentante del genere femminile. Ma non solo: fra circa due mesi scadrà il mandato di Giorgio Napolitano e il Parlamento sarà chiamato ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Gli italiani, osservando i dati, appaiono pronti a farsi rappresentare da una donna: sarà giunto il momento di tingere di “rosa” il Quirinale?

    TAVOLA 3.

    Usando la scala da 1 a 10, mi dica come si sentirebbe se una donna ricoprisse la più alta carica politica nel nostro Paese. "1" indica che si sentirebbe "del tutto a disagio" e "10" che si sentirebbe "del tutto a Suo agio"
    (Fonte: Eurobarometro)

     

    Articolo pubblicato in esclusiva per ©2013 Piazzolanotizia - Riproduzione Riservata


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