Una impari Par Condicio

    20 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Sulla par condicio. Forse l’intento era buono ed onesto, ma è certo che è una norma che fa acqua da tutte le parti.
    Un po’ per come è calcolata. Ad esempio, vengono rilevati i tempi di presenza dei personaggi politici sulle singole antenne (le reti) senza considerare quanto valgano in termini di audience televisiva. Per intenderci, un passaggio di 30 secondi al TG serale de La7, vale tanto quanto lo stesso alla stessa ora al Tg1. Sembra corretto?
    Poi non vengono considerati gli altri media. I nuovi media neanche a parlarne, ma anche sulle radio. Pare calata una specie di foschia: non vi sono dati pubblici e neanche si vedono in giro bandi per assegnare a ditte la rilevazione come avviene per le TV. Dimenticate.

    Comunque, grazie agli amici di Canale Tre che ci hanno fornito i dati, siamo riusciti a fare un piccolo calcolo a dimostrazione palese di quanto abbia male funzionato la Legge 28/2000 anche in questa campagna. Una dimostrazione parziale, invero, perché per fare uno studio più approfondito ci sarebbero voluti più tempo e risorse. Ma del tutto indicativo indicativo.

    TAVOLA 1.

    Differenza percentuale tra i valori delle principali coalizioni nei sondaggi e la presenza nei TG considerati
    (Fonte: Elaborazione AnalisiPolitica su dati Canale Tre)


    Abbiamo registrato il numero di presenze, nel periodo tra il primo gennaio e il dieci febbraio 2013, dei maggiori leader sui TG dell’una e delle otto delle sette reti generaliste nazionali.
    Da sottolineare che è stato volutamente considerato il numero di presenze e non il tempo-parola (quanto il personaggio parla) o il tempo-notizia (la citazione del personaggio da parte di altri). Vale certamente di più un’esposizione brevissima, ma in due servizi diversi, che non un’unica esposizione, in un unico servizio anche lungo tre volte tanto.

    Successivamente, i dati sono stati ponderati per la reale capacità di penetrazione di quella rete nella popolazione italiana. Per intenderci, nel prime time un passaggio al Tg1 vale circa sei volte un passaggio al Tg La7. Cosa significa? Significa che se Monti passa una volta sull’ammiraglia Rai e Giannino passa due volte da Mentana, ha “vinto” Monti per sei a  quattro.
    Poi abbiamo preso i valori medi che i sondaggi fino al black-out attribuivano ai diversi leader considerati (Berlusconi, Bersani, Casini, Fini, Grillo, Ingoia, Maroni, Monti, Vendola); abbiamo ripercentualizzato il tutto, in modo da poter mettere le due serie numeriche a confronto ed abbiamo cominciato a fare qualche considerazione.

    Anzitutto è da dire che vi è una forte sproporzione nelle presenze dei singoli leader nei telegiornali. Monti il 25%, Berlusconi il 22%, Bersani solo il 17%. Senza contare gli altri, grillo compreso – il “terzo partito” – tutti abbondantemente sotto il 10%. Il dato vale anche a livello di coalizioni: quella di Monti vale 36%, mentre quella di Bersani, 25%.

    Eppure la legge vuole che tutti i leader/coalizioni abbiano lo stesso spazio nell’ambito TV.
    Certo, qui è stata analizzata solo una parte del palinsesto, peraltro quella importante, ma proprio GB Tagliani, Direttore di Canale Tre, mi spiega: “E’ proprio questo uno dei punti più significativi. La norma non prevede di tener in considerazione l’audience della rete in quella singola fascia oraria. Ai meno importanti, ad esempio a Ferrando del Pdci, viene permesso di parlare anche un’ora e mezza, ma alle due di notte. In questo modo la par condicio è rispettata”.
    Ecco dunque il modo in cui i grossi continuano a fare i grossi grazie a compiacenti palinesesti televisivi.
    Ma non tutti i grossi sono uguali, come abbiamo già visto. Nei TG più visti Monti appare molto più che gli avversari. Va bene che è presidente del consiglio e in teoria la legge chiede di distinguere nel conteggio il ruolo di leader politico da quello istituzionale, ma è evidente come la presenza sia presenza e ne derivi un grosso vantaggio.

    Abbiamo messo a confronto quanto i singoli politici e le coalizioni di riferimento valessero nei sondaggi, rispetto a quanto essi fossero presenti in televisione.
    Illuminante. La coalizione Monti che vale circa il 15% è presente nei principali TG al 36%, con un saldo positivo di 21 punti.
    E allora chi perde? Non il Cav, che va in pari. Grillo, di circa 11 punti (il suo movimento vale 16% e lui è presente al 5%) ma in fondo ce lo si poteva aspettare: lui in TV non ci vuole andare, quindi il tempo-parola sarà sempre minimale.
    Il vero perdente è Bersani. La sua coalizione, mediamente al 37% nell’elettorato (dati medi dei sondaggi prima del black out) ma solo al 25% di presenza. –12%!

    Eppure tutti lo danno come primo partito. Cosa significa? Significa che tutto questo can-can per il controllo dell’esposizione televisiva è costosamente inutile. O almeno si faccia per bene.

     


    Articolo pubblicato in esclusiva per ©2013 Piazzolanotizia - Riproduzione Riservata


     

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