Grillo e Monti si prendono gli ultimi indecisi

    15 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    C’è il black out dei sondaggi. Ma si possono lo stesso fare considerazioni su quanto i dati, in questo anno, ci hanno cercato di dire.

    Ad esempio che la quota di non-voto, l’area dell’indecisione, così come risultava dalla maggior parte dei sondaggi usciti prima del fatidico 8 febbraio, non era molto differente da quella fisiologica che si è sempre registrato nelle rilevazioni ad un mese/quindici giorni dal voto. Solo un poco più alta.
    La grossa differenza, invece, rispetto ad altre campagne, sta in quello che si chiama “autocollocazione politica”, cioè nel “sentirsi” di destra, centro o sinistra. E’ importante questo valore, perché anche se ci dichiara indecisi nei sondaggi, al momento del voto, invece, ci si riaggrega quasi sempre attorno alla propria area di appartenenza. Non è un caso che in fondo le elezioni si vincano o si perdano per pochi punti percentuali.

    Prendendo come termine di paragone il 2006, una campagna di rimonta per il Cav non dissimile da questa, la differenza è sensibile. Ad un mese dal voto, mentre il centrosinistra sembrava essere circa dieci punti avanti, l’autocollocazione dava le due coalizioni praticamente al pari. Esattamente come risultò quando gli italiani votarono.
    Oggi, invece, non solo l’intenzione di voto ai partiti vede l’asse Pd-Sel in vantaggio di 5-8 punti, ma anche l’autocollocazione pende da quel lato per circa la stessa quota.
    Non che di colpo sia ingigantita in Italia la sinistra. Più semplicemente c’è un atteggiamento punitivo nell’elettore di centrodestra che, anche un po’ deluso da quanto successo nella legislatura, preferisce non dichiarare né il suo partito, né la sua area di appartenenza.
    Ma questa volta le coalizioni non sono solo due.
    Tolto Ingoia, che fondamentalmente è la somma dei partiti che lo sostengono, incrociando i valori dell’autocollocazione con quelli dell’intenzione di voto alle coalizioni di vede che i due maggiori beneficiari potenziali sono i due outsider. Grillo e Monti.
    Sulla composizione del voto del 5 Stelle, si è gia detto molto: ad inizio anno vi era molto centrodestra del Nord, ma durante il passare dei mesi hanno prevalso le componenti di sinistra ex-Pd e di indecisi, facendo ritornare il partito nel suo alveo conosciuto.

    Allo stesso modo, anche se in misura un po’ minore, anche i montiani godono del favore degli indecisi, molto di più che Pdl-Lega. Non è illogico, se si pensa che dal 2011 la quota di non-voto che si dichiarava essere di centro è cresciuta di dieci punti all’anno.

    La coalizione di centro, per il giorno delle elezioni, potrebbe dunque beneficiare di parte del voto oggi non collocato.
    Ma vi è un’ultima considerazione da fare. Al di là di quanto la pubblica opinione possa essere oggi iperstimolata dai messaggi della campagna, due tematiche fondamentali e ampiamente trattate nell’agenda setting di tutti i media nel corso dell’ultimo anno, sono state quelle della stabilità economica e del rinnovamento della classe politica.
    La coalizione centrista è formata dal partito di Monti, che della stabilità economica ha fatto il suo cavallo di battaglia e da Udc e Fli, che invece, come visto dai sondaggi non rappresentano nei cittadini quel rinnovamento politico così auspicato.
    Se il mio ragionamento è giusto, quindi, la tendenza che già abbiamo visto, quella di una ulteriore progressiva diminuzione dei partiti di Casini e Fini internamente ad un area Monti che invece aumenta, diventa probabile.


    Articolo pubblicato in esclusiva per ©2013 Piazzolanotizia - Riproduzione Riservata


     

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