In 20 anni ricambio zero!

    14 febbraio 2013



    di Francesco Anania

    La Legislatura che si è chiusa con lo scioglimento delle Camere dello scorso 22 dicembre, la XVI dell’Italia repubblicana, può essere anche considerata la quinta della cosiddetta Seconda Repubblica. Essa inizia infatti con le elezioni del 27 marzo 1994, le quali videro per la prima volta l’affermazione dell’alleanza guidata da Silvio Berlusconi, dopo l’annuncio della “discesa in campo” di pochissimi mesi prima. A partire da quelle elezioni 3 volte è uscito vincitore dalle urne il centrodestra (1994, 2001 e 2008) e 2 volte il centrosinistra (1996 e 2006), con il susseguirsi di 11 diversi governi: 4 di centrodestra (tutti guidati da Berlusconi), 5 di centrosinistra (Prodi I, D’Alema I, D’Alema II, Amato II, Prodi II) e 2 cosiddetti “tecnici” (Dini e Monti).
    In attesa di conoscere l’esito delle prossime elezioni, può risultare quindi interessante compiere una breve analisi (di carattere esclusivamente quantitativo) sul ceto politico che ha composto i governi della Seconda Repubblica. Innanzitutto, gli incarichi di governo negli 11 esecutivi in questione sono stati complessivamente 885 ed hanno coinvolto 548 persone, con una media di 1,61 incarichi di governo per ciascuno di questi: la media risulta più alta per gli esponenti di centrosinistra (1,84) che per quelli di centrodestra (1,57). Coloro che hanno fatto parte dei due governi “tecnici” sono in totale 108, ma 9 fra questi hanno assunto incarichi di governo anche in esecutivi “politici”: 5 con il centrosinistra, 3 con il centrodestra e nel caso di Lamberto Dini con entrambi gli schieramenti. L’ultima categoria riguarda i cosiddetti “transfughi”, cioè i 5 (sono 6 se si considera lo stesso Dini) che hanno fatto parte sia di governi di centrosinistra che di governi di centrodestra.

    TAVOLA 1.

    Numero di incarichi di governo e di componenti per connotazione politica degli esecutivi.

    (Fonte: elaborazione AnalisiPolitica su dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

     

    Se approfondiamo l’analisi su coloro che hanno partecipato a più governi (in totale 193 persone), vediamo come 98 di questi (il 51%) siano nel campo del centrosinistra e 89 nel centrodestra (46%), facendo quindi apparire un minore rinnovamento del ceto politico nei governi di centrosinistra. Se però consideriamo i 73 che hanno avuto incarichi di governo in diverse legislature, il risultato si inverte con 24 esponenti del centrosinistra (presenti in governi formatisi nella XIII e nella XV Legislatura) e 38 esponenti del centrodestra (ovvero in almeno due legislature fra la XII, la XIV e la XVI): il 43% di coloro che hanno fatto parte di più governi di centrodestra, lo hanno fatto anche in più legislature, mentre nel centrosinistra la percentuale è solo del 24%.

     

    TAVOLA 2.

    Numero di componenti con più di una partecipazione al governo e con una partecipazione in più di una Legislatura per connotazione politica degli esecutivi.

    (Fonte: elaborazione AnalisiPolitica su dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

    Partendo dal dato che evidenzia come ciascuno fra coloro che hanno ricoperto un posto da ministro o sottosegretario nei governi dal 1994 ad oggi abbia avuto in media 1,61 incarichi di governo (1,78 se si considerano soltanto i governi politici), se si aggiunge che tale indicatore risulta più alto per il centrosinistra che per il centrodestra, si potrebbe parlare di una minore propensione al ricambio del ceto politico di governo a sinistra: tuttavia ciò può essere spiegato con la presenza di ben 4 governi sostenuti da una maggioranza di centrosinistra nel corso della XIII Legislatura (1996-2001), potendo osservare una più semplice riconferma negli incarichi di ministro o sottosegretario nel passaggio da un governo ad un altro. Questo fenomeno accade anche nel centrodestra con i governi Berlusconi II e III (entrambi nella XIV Legislatura), ma a parità di numerosità media di ciascun governo rispetto al centrosinistra (uguale a 86), i quattro esecutivi guidati da Berlusconi si sviluppano su tre legislature, rendendo per molti più difficoltosa la presenza in più esecutivi.
    A questo proposito occorre analizzare quindi quanti siano coloro che riescono a ricoprire posizioni di governo anche in legislature differenti: come già detto, essi sono 73, il 38% del totale di coloro che hanno più “presenze” al governo del Paese e il 13% della generalità di coloro che hanno ricoperto posizioni di governo. Qui, però, è il centrodestra ad avere il maggior numero di casi rispetto al centrosinistra, ma anche in questo caso il maggior “riciclo” di ceto politico può trovare una spiegazione nel breve stacco temporale fra la XIV e la XVI Legislatura, facendo sì che alla riconquista del governo nel 2008 dopo meno di due anni, la classe politica dell’esperienza di governo precedente venisse in una quota significativa richiamata “in servizio”. Al contrario, i 5 anni passati fra le due legislature che hanno visto il centrosinistra al governo del Paese hanno fatto in modo che il secondo esecutivo guidato da Prodi (insediatosi nel 2006) vedesse un numero inferiore di coloro che erano stati protagonisti fra il 1996 e il 2001. Quando è accaduto, ciò ha riguardato soprattutto gli incarichi di ministro piuttosto che di sottosegretario, cioè gli esponenti di primo piano dei partiti della coalizione.
    Per concludere, anche focalizzando la nostra analisi sul ceto politico del Governo nazionale e trascurando i percorsi di carriera che portano spesso ad altri incarichi istituzionali apicali a livello nazionale, regionale o locale, ci accorgiamo come in questi quasi vent’anni di Seconda Repubblica, ad esclusione dei brevi periodi in cui si sono insediati esecutivi cosiddetti “tecnici”, nei governi che si sono succeduti il ricambio del personale politico non si sia dimostrato ampio. Si potrebbe dire, anzi, che sia valso un adattamento di una celebre legge della fisica, ovvero: “nulla si crea, nulla si distrugge… molto si ricicla!”. Vedremo nel prossimo governo quale sarà il grado di ricambio rispetto al passato, in risposta ad un’esigenza di rinnovamento della classe politica che si dimostra largamente diffusa nell’elettorato.

     

    Articolo pubblicato in esclusiva per ©2013 Piazzolanotizia - Riproduzione Riservata



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