Strike sull'Iran?

    12 gennaio 2012



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Le rinnovate minacce di Ahmadinejad nei confronti di Israele e più in generale degli interessi occidentali, unitamente agli obiettivi ormai presumibilmente raggiunti dell’Iran di dotarsi di una capacità nucleare offensiva, stanno riproponendo al mondo la concreta possibilità un prossimo strike Israeliano.

    Però occorre avere la luce verde da parte degli Stati Uniti. Forse i militari potrebbero essere favorevoli, ma la diplomazia sembra non esserlo. Essa è anche espressione del potere politico, che certamente non può non tener conto dell’opinione pubblica interna.

    TAVOLA 1.
    Percentuale di cittadini Usa che hanno un’opinione sfavorevole su determinate nazioni


    I cittadini Usa, da uno studio di Angus Reid dello scorso anno, pongono l’Iran in cima alla lista dei “cattivi”, ben tre su quattro ne hanno un’opinione sfavorevole; soprattutto il 70% ha chiaro come: “il governo iraniano stia tentando di sviluppare armi nucleari”.
    Ciò nonostante neanche un quarto di essi ritiene che sia opportuna la soluzione militare.

    TAVOLA 2.
    Quale tra queste cinque opzioni preferireste fosse sostenuta oggi con l’Iran?

    Insomma, con la recente esperienza dell’andamento della guerra in Afghanistan ed il sempre vivo ricordo del terribile fallimento del bliz per la liberazione degli ostaggi a Teheran nell’aprile del 1980, gli Statunitensi pensano che con i nipoti di Ciro il Grande non occorra ingaggiarsi troppo. D’altronde sono 60 milioni, sono storicamente un popolo forte e, anche oggi sono una piccola potenza dell’area. Sono tutt’altro che un paese del terzo mondo, anzi, le università funzionano e sono ben frequentate, pure da molte donne. Sono Persiani, non Arabi.

    Anche agli Italiani, l’Iran di oggi non piace. Da una scorsa ricerca di AnalisiPolitica  appare abbastanza chiaro: per il 78% l’eventuale acquisizione della tecnologia militare atomica da parte dell’Iran, viene vista come un “concreto pericolo per la stabilità della zona”; così come solo il 10% gli riconosce il “diritto ad avere la propria bomba atomica come molti altri paesi”. E solo una quota ben al di sotto della metà (41%) ritiene efficace un rigido isolamento politico e economico.

    Come sempre la Storia ci ha mostrato, per i paesi di una certa importanza o comunque per quelli di identità nazionale ben definita, nessun tipo di sanzione, economica o militare, o contrattazione diplomatica, ne ha mai bloccato il riarmo, quando questo fosse stato deciso. Tutti sanno che nei casi come quello dell’Iran di questi anni, nella pratica, le soluzioni sono solo due: attaccare per primi o girare le spalle.

    Anche posti di fronte a questo aut aut gli Italiani sembrano avere le idee definite. Il 38% è per un bombardamento mirato e il 18% è per lasciare che Ahmadinejad possegga la sua bomba. Tolta la percentuale endemica in Italia del 40%-50% che non si occupa minimamente di politica estera, significa che per i due terzi la scelta è quella del bombardamento preventivo. Dato solido, che negli è andato in netta crescita.

    TAVOLA 3.
    Ma secondo Lei…

    Ma dovrebbe essere solo Israele, pur essendo stato direttamente minacciato, ad agire con decisione unilaterale? Proprio gli aerei con la Stella di David, nel 1981 bombardarono il sito nucleare Irakeno di Osiriaq, il luogo in cui Saddam Hussein stava cercando di far produrre la sua prima bomba atomica. Il risultato fu che egli non ne ebbe mai più.
    Ma al di la che oggi il quadro militare sia sensibilmente diverso, come ben spiegato da  Il Foglio qualche settimana fa, l’opinione pubblica italiana vuole per questo tipo di azione l’imprimatur delle Nazioni Unite.

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