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Più Europa, frenando

 

7 febbraio 2016



di Arnaldo Ferrari Nasi

L’idea che per affrontare le sfide globali occorra un’Europa sempre più coesa, sembra ormai non essere messa più in discussione dagli italiani. La percentuale di cittadini che chiede una sempre maggiore unione - la somma tra le prime due opzioni di risposta nella tabella sottostante - è in costante aumento e passa dal 63% del 2012, al 66% del 2014, al 67% del 2016.

 

 

D’altro canto, la quota di chi vorrebbe staccarsi dall’U.E. sembra ormai essersi attestata attorno ad un non alto alto 15%. Un dato che vede come protagonista principale l’elettorato leghista e quello grillino, ma con valori ben inferiori di quello che ci si sarebbe aspettato: 39% la Lega, ovvero due su cinque; 21% l’M5s, cioè uno su cinque. Un dato che sembra poter pagare elettoralmente solo chi aspira ad un ruolo di opposizione e non ad uno di governo. La considerazione da fare è che se ancora gli italiani danno fiducia all’U.E., molte risposte paiono non arrivare e una certa insoddisfazione nei confronti dell’operato europeo si evince anche dalla lettura di questi dati. In modo soft, viene lanciato un segnale: “Europa sì; ma ora concediamo meno”. Ovvero, i più convinti, coloro che dicevano che “bisogna arrivare appena possibile ad una sorta di Stati Uniti d’Europa con leggi comuni e governo comuni”, calano sensibilmente passando dal 44% al 35% in pochi anni, mentre aumentano, dal 19% al 32%, coloro che più cautamente preferiscono “mantenere un sistema con gli stati membri indipendenti ma con la politica estera e la difesa militare in comune”. Una netta regressione, rispetto a solo poco tempo fa; che aumenta tra i giovani, ancor di più tra quelli di centrosinistra, soprattutto del PD.