AnalisiTurismo - Ristoranti italiani all’estero: parola d’ordine formazione e tipicità

    2 Ottobre 2012



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Ma qual è il rapporto dei ristoratori italiani nel mondo con la madrepatria?

    Me lo chiedo ora e me lo chiesi a suo tempo, quando studiavo all’università e facevo il cuoco. Ebbi un’esperienza di lavoro a Londra e per brevissimo tempo lavorai in un ristorante del centro in cui il responsabile della cucina era figlio di immigrati napoletani che mi parlava un misto dialetto-inglese, che era evidentemente infastidito dall’essere di origine italiana, di conseguenza da me e non aveva nessuna intenzione di fare nessuna visita alla terra dei suoi.
    Fortunatamente sembra che quella fosse stata un’eccezione.

    Oggi, stando alle risposte dei quasi duecento ristoratori italiani all’estero che hanno partecipato alla nostra ultima rilevazione, almeno in quattro casi su cinque, proprio loro riescono a far visita all’Italia una o più volte all’anno. E quasi tutti gli altri almeno ogni due o tre anni.
    Allora diventa importante capire anche se le visite sono anche in qualche modo legate alla loro professione o avvengono esclusivamente per altri interessi. Ebbene, ben il 61% dice che quando viene in Italia “organizza visite specifiche ad altri ristoranti/produttori o segue corsi per cercare di capire l’evoluzione dei prodotti, del gusto o delle ricette italiane”. E lo da anche un restante 31%, anche se non con la stessa frequenza.

    Le visite sono specifiche ad altri ristoranti (75%) e anche a produttori (68%). Addirittura uno su cinque segue appositi corsi per comprendere l’evoluzione dei prodotti e del gusto italiani e il 15% si aggiorna con lezioni per l’apprendimento di nuove ricette.
    In questo contesto, sembra di capire che l’aggiornamento sia ritenuto una fonte primaria per il buon andamento della propria attività. E infatti, alla domanda diretta, i panelisti rispondono che cercare “di capire l’evoluzione dei prodotti, del gusto o delle ricette italiane” è molto importante (75%) o abbastanza importante (24%). La totalità.

    Molto interessante, inoltre è che il metodo di aggiornamento che essi prediligerebbero è invece quello legato alle nuove tecnologie. Più del 40% indica l’email, Youtube o comunque la Rete come mezzo attraverso  il quali potersi qualificare sempre di più. Il metodo più rapido e meno dispendioso, in termini di tempo e di danaro.  Interessante il 12% indica anche corsi/seminari (in loco) che potrebbero diventare piccoli eventi ma di portata più ampia.

    In conclusione, anche questo aspetto, come molti altri che sono stati pubblicati sul tema da Impresa Turismo, ci suggerisce come la professione del ristoratore all’estero abbia assunto sempre più il carattere di attività imprenditoriale vera e propria e si sia allontanata da quell’immagine, per fortuna lontana, dell’italiano che apriva la sua piccola trattoria nel “nuovo mondo”.




    (Fonte: dati Isnart, 2012)

     

     

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