13 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Grazie al monitor sulla stampa estera di Remtene abbiamo analizzato le prime 95 notizie disponibili sul web tratte da siti internazionali. In lingua inglese, francese, tedesca e spagnola.

    Anzitutto è da dire che su 95 articoli, 54 sono dispacci di agenzia. I comunicati però non sono tutti uguali, 32 sono commentati dalla redazione. Diciamo che vi è una prima parte comune e poi alcune sottolineature. Queste, oltre agli articoli veri e propri, sono la parte più interessante.

    Di cosa si parla?
    Praticamente tutti rimarcano il fatto che Finmeccanica è un’azienda di Stato e in 41 articoli si ricorda che che la stessa è in perdita da qualche anno (“Orsi, CEO at Finmeccanica since 2011, has been steering the loss-making company through a restructuring Finmeccanica, around 30 percent owned by the Italian state”).

    8 Febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    In questa campagna elettorale quasi nessuno sta dicendo qualcosa di concreto e soddisfacente per risolvere il problema dell’ipertassazione dei soliti noti (i cittadini onesti). Tutte proposte fumose o stravaganti.
    Sembra invece che in Germania quattrocentomila prostitute che esercitino in modo legale versino circa quattro miliardi di Euro al fisco.
    E’ un problema farlo anche in da noi? Non per una grande maggioranza di italiani.
    Un dato dello scorso anno ci dice come il 61% sia “favorevole alla riapertura delle case chiuse”. E qui c’è anche da sfatare un piccolo mito. E’ la sinistra-sinistra la più avversa alla proposta, non l’elettorato cattolico. Nell’Udc i favorevoli sono sopra la media, il 67%, nel Pd 66%, mentre in Sel solo il 45%.

    TAVOLA 1.

    Può dirci se è molto, abbastanza poco, per nulla d’accordo con la seguente affermazione?
    “Io sono favorevole alla riapertura delle case di tolleranza per le prostitute”

    (Fonte: Ferrari Nasi & Associati, 2012)

     

    6 febbraio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Secondo le dichiarazioni del presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, riportate dalla stampa, in Italia la corruzione avrebbe ormai assunto una «natura sistemica» che «oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione pregiudica l’economia della nazione».
    A questo proposito giova commentare il risultato dell’ultimo studio dell’Eurobarometro (il consorzio per le ricerche politico-sociali dell’Unione Europea) in relazione al tema della corruzione. Uno studio assolutamente d’interesse, focalizzato proprio su quanto venga percepito da parte dei cittadini UE il fenomeno corruttivo.
    Un dato che ci permette di capire come gli italiani vedano la situazione nel proprio Paese. E che ha anche un termine di paragone: il risultato del “primo della classe”, cioè della Germania, e quello dell’ultimo, della Grecia.

    TAVOLA 1.

    Percentuale di persone “totalmente d’accordo” con differenti item nei tre paesi
    (Fonte: Eurobarometro)

    29 gennaio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    L’autocollocazione, cioè quanto ognuno di noi dice di sentirsi “a destra” o “a sinistra”, è uno dei valori più classici delle rilevazioni politiche ed è anche uno dei più stabili ed affidabili. E’ molto semplice da comprendere da parte di tutti gli intervistati, anche dalle fasce più anziane o meno istruite, ed è un concetto chiaro e sempre uguale nel tempo. Molto più ad esempio delle intenzioni di voto per i partiti, che vengono maggiormente influenzate dalle sigle, dai nomi dei leader, dalle alleanze, dalle contingenze del panorama politico.

    TAVOLA 1.

    Autocollocazione politica. Tendenza 1994-2012 (cliccare il grafico per allargare l'immagine).

    E’ poi importante capire come, nei sondaggi politici, dichiararsi di centrodestra o di centrosinistra assuma una sfumatura molto importante: una valenza premiante o punitiva per l’area politica di appartenenza e di conseguenza per i partiti che la compongono. Può succedere che più elettori di una certa area (centrodestra o centrosinistra), scontente dall’operato dei partiti di riferimento, alla domanda sull’autocollocazione rispondano di non sapere o di non voler dire. Questo, a livello percentuale, indebolisce proprio quello schieramento ed ingrandisce quello avversario.

    8 gennaio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    I vulcani sono anche classificati in base al tipo di attività eruttiva. Vi è il tipo  “vesuviano” le cui eruzioni sono violentissime e ma non frequenti; vi è il tipo “stromboliano”, caratterizzato da un’attività regolare, costante, intervallata da momenti eruttivi di una certa importanza, ma quasi mai devastanti. Vulcani mai sopiti.
    Con un’ardita similitudine si potrebbe dire che in Italia il tema del “matrimonio gay” è di tipo stromboliano. Quiescente anche per lunghi periodi, riemerge con una certa regolarità ed intensità nel dibattito politico e sociale.
    Addirittura anche Silvio Berlusconi, con una sua recentissima dichiarazione ad una radio nazionale sembra essere diventato ora favorevole al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto.

    Il nostro non è mai stato un paese dal clima “gay-friendly”, basti citare il dato dell’ultimo Eurobarometro sul tema che vede come in Italia siano ben il 61% coloro che ritengono che nel loro paese sia diffusa la discriminazione in base all’orientamento sessuale, contro il 47% di media UE o addirittura il 36% della Germania. Non sono difficili da comprendere, quindi, i motivi per cui le proposte normative sulle unioni civili nel nostro Paese non siano mai riuscite a maturare sino a diventare legge dello Stato.  Eppure dalla fine degli anni ’80 ne sono state presentate molte, circa una ogni due o tre anni, partendo dalle prime proposte su stimolo dell’Arcigay per arrivare al grande dibattito intorno ai Pacs e ai Dico nella penultima legislatura, quella di Prodi, o addirittura alla "riflessione politico-culturale" sui DiDoRe di Brunetta e Rotondi, ministri di centrodestra dello scorso governo.

    Ma qualcosa di non trascurabile, su questo fronte, nell’ultimo anno sembra essere cambiato. Gli italiani a favore della concessione alle coppie conviventi omosessuali degli stessi diritti di quelle tradizionali sposate, da minoranza sono diventati maggioranza.

    TAVOLA 1.

    Quanto è d’accordo o non d’accordo con la seguente affermazione?
    “Bisognerebbe che anche le coppie omosessuali che convivono potessero avere gli stessi diritti delle coppie sposate”.

     

    1 novembre 2012



    di Arnaldo Ferrari Nasi.


    “…I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.


    Il 4 Novembre del 1918 veniva emanato quest’ultimo bollettino dal Comando Supremo del Generale Armando Diaz.
    La guerra era vinta; Trento e Trieste erano tornate alla madrepatria; l’Italia era in tutto e per tutto unita, tanto che alcuni storici pensano alla Grande Guerra come alla IV Guerra d’Indipendenza.
    Dal 1977 il 4 Novembre non è più festa nazionale, ma è la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate. Forze Armate che non solo ebbero il categorico merito di riuscire nella vittoria, ma che regalarono all’Italia il primo vero grande balzo verso un paese unito anche a livello sociale.
    Si conosce quale fu il problema all’atto dell’Unità, ben riassunto da Massimo D’Azeglio  con  la sua famosa frase: "fatta l'Italia, dobbiamo fare gli italiani". Già da quel momento le Forze Armate cercarono di contribuire alla soluzione muovendo i coscritti alle armi da una parte all’altra del paese, oltre che motivi di ordine pubblico, anche nel tentativo di creare una sorta di amalgama tra persone che fino a poco tempo prima erano stati sudditi di regni stranieri con lingue e culture differenti.
    La Grande Guerra invece vide una per quanto minoritaria componente di gente del Sud vivere e combattere per mesi e mesi nelle trincee (o sulle navi) assieme ai fratelli del Nord. E vide anche le donne contribuire allo sforzo bellico in modo massiccio, lavorando nelle fabbriche e nei campi, occupando posti solitamente riservati agli uomini. Sentendosi anch'esse sempre più parte attiva nella nazione.
    Anche questo fu un grande apporto che le Forze Armate diedero al nostro paese: quello della sempre maggiore unione sociale fra italiani.
    Vi sono anche oggi dei meriti che i cittadini riconoscono alle Forze Armate italiane, al di là dei loro compiti istituzionali strettamente intesi?
    Sembrerebbe di sì. Ad esempio, l’immagine di grande paese credibile non la da solo il forte prestigio internazionale del nostro attuale premier. Per la maggioranza degli italiani “anche grazie al comportamento delle nostre Forze Armate nelle missioni internazionali, l’Italia assume sempre più l’immagine di un Paese affidabile agli occhi del mondo”.

    TAVOLA 1.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “Anche grazie al comportamento delle nostre Forze Armate nelle missioni internazionali, l’Italia assume sempre più l’immagine di un Paese affidabile agli occhi del mondo”

    Allo stesso modo viene riconosciuto alle FFAA e all’indotto industriale che ruota loro attorno un valore in campo economico di non secondaria importanza. Per il 58%, infatti “l’industria militare, in Italia, è importante anche per i posti di lavoro che rappresenta”.
    Come ci si poteva aspettare, entrambe le statistiche citate crescono nell’ambito del centrodestra, ma con significative eccezioni, soprattutto rispetto a quest’ultimo quesito, per cui nell’elettorato Udc il valore supera il 75% o in quello di Grillo il 65%.

    TAVOLA 2.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “L`industria militare, in Italia, e` importante anche per i posti di lavoro che rappresenta”

    Infine, tre italiani su quattro ritengono che l’Italia debba avvalersi di un “esercito forte” al di là del sistema di alleanze (qui semplificato con “gli Americani”). 
    In questo caso non ci sono scostamenti a livello di partiti. Inoltre, il fatto che esattamente lo stesso dato sia stato da noi rilevato anche nell’Agosto 2005, porta a pensare come nell’opinione pubblica italiana sia consolidato il fatto che i compiti istituzionali delle FFAA non possono e non devono essere derogati oltre ad un certo limite alla rete di accordi militari. Gli italiani, almeno la grande maggioranza di essi, vogliono un apparato di difesa autonomamente in efficienza.

    TAVOLA 3.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “All’Italia non serve un esercito forte, ci sono gli Americani”


    E allora, se le Forza Armate migliorano l’immagine estera dell’Italia; se la loro importanza è riconosciuta anche a livello dell’economia nazionale; se si ritiene imprescindibile che la difesa del paese venga affidata ad altri se non a loro, la risposta al nostro quesito iniziale: “vi sono anche oggi dei meriti che i cittadini riconoscono alle Forze Armate italiane, al di là dei loro compiti istituzionali strettamente intesi?”, può essere una sola, sì.

     

    Dedicato ai 52 caduti italiani in Afghanistan

     


     

    Metodologia

    Universo: popolazione italiana adulta
    Campione: rappresentativo, 600 casi
    Committente: AnalisiPolitica
    Realizzazione: Ferrari Nasi & Associati, Milano
    Rilevazione: 6-8 ottobre 2012
    Scheda competa: www.sondaggipoliticoelettorali.it

    Sottocategorie

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