8 gennaio 2013



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    I vulcani sono anche classificati in base al tipo di attività eruttiva. Vi è il tipo  “vesuviano” le cui eruzioni sono violentissime e ma non frequenti; vi è il tipo “stromboliano”, caratterizzato da un’attività regolare, costante, intervallata da momenti eruttivi di una certa importanza, ma quasi mai devastanti. Vulcani mai sopiti.
    Con un’ardita similitudine si potrebbe dire che in Italia il tema del “matrimonio gay” è di tipo stromboliano. Quiescente anche per lunghi periodi, riemerge con una certa regolarità ed intensità nel dibattito politico e sociale.
    Addirittura anche Silvio Berlusconi, con una sua recentissima dichiarazione ad una radio nazionale sembra essere diventato ora favorevole al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto.

    Il nostro non è mai stato un paese dal clima “gay-friendly”, basti citare il dato dell’ultimo Eurobarometro sul tema che vede come in Italia siano ben il 61% coloro che ritengono che nel loro paese sia diffusa la discriminazione in base all’orientamento sessuale, contro il 47% di media UE o addirittura il 36% della Germania. Non sono difficili da comprendere, quindi, i motivi per cui le proposte normative sulle unioni civili nel nostro Paese non siano mai riuscite a maturare sino a diventare legge dello Stato.  Eppure dalla fine degli anni ’80 ne sono state presentate molte, circa una ogni due o tre anni, partendo dalle prime proposte su stimolo dell’Arcigay per arrivare al grande dibattito intorno ai Pacs e ai Dico nella penultima legislatura, quella di Prodi, o addirittura alla "riflessione politico-culturale" sui DiDoRe di Brunetta e Rotondi, ministri di centrodestra dello scorso governo.

    Ma qualcosa di non trascurabile, su questo fronte, nell’ultimo anno sembra essere cambiato. Gli italiani a favore della concessione alle coppie conviventi omosessuali degli stessi diritti di quelle tradizionali sposate, da minoranza sono diventati maggioranza.

    TAVOLA 1.

    Quanto è d’accordo o non d’accordo con la seguente affermazione?
    “Bisognerebbe che anche le coppie omosessuali che convivono potessero avere gli stessi diritti delle coppie sposate”.

     

    1 novembre 2012



    di Arnaldo Ferrari Nasi.


    “…I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.


    Il 4 Novembre del 1918 veniva emanato quest’ultimo bollettino dal Comando Supremo del Generale Armando Diaz.
    La guerra era vinta; Trento e Trieste erano tornate alla madrepatria; l’Italia era in tutto e per tutto unita, tanto che alcuni storici pensano alla Grande Guerra come alla IV Guerra d’Indipendenza.
    Dal 1977 il 4 Novembre non è più festa nazionale, ma è la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate. Forze Armate che non solo ebbero il categorico merito di riuscire nella vittoria, ma che regalarono all’Italia il primo vero grande balzo verso un paese unito anche a livello sociale.
    Si conosce quale fu il problema all’atto dell’Unità, ben riassunto da Massimo D’Azeglio  con  la sua famosa frase: "fatta l'Italia, dobbiamo fare gli italiani". Già da quel momento le Forze Armate cercarono di contribuire alla soluzione muovendo i coscritti alle armi da una parte all’altra del paese, oltre che motivi di ordine pubblico, anche nel tentativo di creare una sorta di amalgama tra persone che fino a poco tempo prima erano stati sudditi di regni stranieri con lingue e culture differenti.
    La Grande Guerra invece vide una per quanto minoritaria componente di gente del Sud vivere e combattere per mesi e mesi nelle trincee (o sulle navi) assieme ai fratelli del Nord. E vide anche le donne contribuire allo sforzo bellico in modo massiccio, lavorando nelle fabbriche e nei campi, occupando posti solitamente riservati agli uomini. Sentendosi anch'esse sempre più parte attiva nella nazione.
    Anche questo fu un grande apporto che le Forze Armate diedero al nostro paese: quello della sempre maggiore unione sociale fra italiani.
    Vi sono anche oggi dei meriti che i cittadini riconoscono alle Forze Armate italiane, al di là dei loro compiti istituzionali strettamente intesi?
    Sembrerebbe di sì. Ad esempio, l’immagine di grande paese credibile non la da solo il forte prestigio internazionale del nostro attuale premier. Per la maggioranza degli italiani “anche grazie al comportamento delle nostre Forze Armate nelle missioni internazionali, l’Italia assume sempre più l’immagine di un Paese affidabile agli occhi del mondo”.

    TAVOLA 1.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “Anche grazie al comportamento delle nostre Forze Armate nelle missioni internazionali, l’Italia assume sempre più l’immagine di un Paese affidabile agli occhi del mondo”

    Allo stesso modo viene riconosciuto alle FFAA e all’indotto industriale che ruota loro attorno un valore in campo economico di non secondaria importanza. Per il 58%, infatti “l’industria militare, in Italia, è importante anche per i posti di lavoro che rappresenta”.
    Come ci si poteva aspettare, entrambe le statistiche citate crescono nell’ambito del centrodestra, ma con significative eccezioni, soprattutto rispetto a quest’ultimo quesito, per cui nell’elettorato Udc il valore supera il 75% o in quello di Grillo il 65%.

    TAVOLA 2.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “L`industria militare, in Italia, e` importante anche per i posti di lavoro che rappresenta”

    Infine, tre italiani su quattro ritengono che l’Italia debba avvalersi di un “esercito forte” al di là del sistema di alleanze (qui semplificato con “gli Americani”). 
    In questo caso non ci sono scostamenti a livello di partiti. Inoltre, il fatto che esattamente lo stesso dato sia stato da noi rilevato anche nell’Agosto 2005, porta a pensare come nell’opinione pubblica italiana sia consolidato il fatto che i compiti istituzionali delle FFAA non possono e non devono essere derogati oltre ad un certo limite alla rete di accordi militari. Gli italiani, almeno la grande maggioranza di essi, vogliono un apparato di difesa autonomamente in efficienza.

    TAVOLA 3.
    Puo` dirci se e` molto, abbastanza, poco, per nulla d`accordo con questa affermazione?
    “All’Italia non serve un esercito forte, ci sono gli Americani”


    E allora, se le Forza Armate migliorano l’immagine estera dell’Italia; se la loro importanza è riconosciuta anche a livello dell’economia nazionale; se si ritiene imprescindibile che la difesa del paese venga affidata ad altri se non a loro, la risposta al nostro quesito iniziale: “vi sono anche oggi dei meriti che i cittadini riconoscono alle Forze Armate italiane, al di là dei loro compiti istituzionali strettamente intesi?”, può essere una sola, sì.

     

    Dedicato ai 52 caduti italiani in Afghanistan

     


     

    Metodologia

    Universo: popolazione italiana adulta
    Campione: rappresentativo, 600 casi
    Committente: AnalisiPolitica
    Realizzazione: Ferrari Nasi & Associati, Milano
    Rilevazione: 6-8 ottobre 2012
    Scheda competa: www.sondaggipoliticoelettorali.it

    12 gennaio 2012



    di Arnaldo Ferrari Nasi

    Le rinnovate minacce di Ahmadinejad nei confronti di Israele e più in generale degli interessi occidentali, unitamente agli obiettivi ormai presumibilmente raggiunti dell’Iran di dotarsi di una capacità nucleare offensiva, stanno riproponendo al mondo la concreta possibilità un prossimo strike Israeliano.

    Però occorre avere la luce verde da parte degli Stati Uniti. Forse i militari potrebbero essere favorevoli, ma la diplomazia sembra non esserlo. Essa è anche espressione del potere politico, che certamente non può non tener conto dell’opinione pubblica interna.

    TAVOLA 1.
    Percentuale di cittadini Usa che hanno un’opinione sfavorevole su determinate nazioni


    I cittadini Usa, da uno studio di Angus Reid dello scorso anno, pongono l’Iran in cima alla lista dei “cattivi”, ben tre su quattro ne hanno un’opinione sfavorevole; soprattutto il 70% ha chiaro come: “il governo iraniano stia tentando di sviluppare armi nucleari”.
    Ciò nonostante neanche un quarto di essi ritiene che sia opportuna la soluzione militare.

    TAVOLA 2.
    Quale tra queste cinque opzioni preferireste fosse sostenuta oggi con l’Iran?

    Insomma, con la recente esperienza dell’andamento della guerra in Afghanistan ed il sempre vivo ricordo del terribile fallimento del bliz per la liberazione degli ostaggi a Teheran nell’aprile del 1980, gli Statunitensi pensano che con i nipoti di Ciro il Grande non occorra ingaggiarsi troppo. D’altronde sono 60 milioni, sono storicamente un popolo forte e, anche oggi sono una piccola potenza dell’area. Sono tutt’altro che un paese del terzo mondo, anzi, le università funzionano e sono ben frequentate, pure da molte donne. Sono Persiani, non Arabi.

    Anche agli Italiani, l’Iran di oggi non piace. Da una scorsa ricerca di AnalisiPolitica  appare abbastanza chiaro: per il 78% l’eventuale acquisizione della tecnologia militare atomica da parte dell’Iran, viene vista come un “concreto pericolo per la stabilità della zona”; così come solo il 10% gli riconosce il “diritto ad avere la propria bomba atomica come molti altri paesi”. E solo una quota ben al di sotto della metà (41%) ritiene efficace un rigido isolamento politico e economico.

    Come sempre la Storia ci ha mostrato, per i paesi di una certa importanza o comunque per quelli di identità nazionale ben definita, nessun tipo di sanzione, economica o militare, o contrattazione diplomatica, ne ha mai bloccato il riarmo, quando questo fosse stato deciso. Tutti sanno che nei casi come quello dell’Iran di questi anni, nella pratica, le soluzioni sono solo due: attaccare per primi o girare le spalle.

    Anche posti di fronte a questo aut aut gli Italiani sembrano avere le idee definite. Il 38% è per un bombardamento mirato e il 18% è per lasciare che Ahmadinejad possegga la sua bomba. Tolta la percentuale endemica in Italia del 40%-50% che non si occupa minimamente di politica estera, significa che per i due terzi la scelta è quella del bombardamento preventivo. Dato solido, che negli è andato in netta crescita.

    TAVOLA 3.
    Ma secondo Lei…

    Ma dovrebbe essere solo Israele, pur essendo stato direttamente minacciato, ad agire con decisione unilaterale? Proprio gli aerei con la Stella di David, nel 1981 bombardarono il sito nucleare Irakeno di Osiriaq, il luogo in cui Saddam Hussein stava cercando di far produrre la sua prima bomba atomica. Il risultato fu che egli non ne ebbe mai più.
    Ma al di la che oggi il quadro militare sia sensibilmente diverso, come ben spiegato da  Il Foglio qualche settimana fa, l’opinione pubblica italiana vuole per questo tipo di azione l’imprimatur delle Nazioni Unite.

    24 Novembre 2010



    “Sull'università italiana” è una raccolta di recenti statistiche sulla percezione
    della popolazione riguardo alcuni aspetti dei problemi legati all’Università Italiana.

    I sondaggi riportati, sono tutti stati effettuati tra il 2008 e il 2010
    su campioni rappresentativi dellapopolazione adulta da Ferrari Nasi & Associati
    e già pubblicati da organi di stampa nazionali.
    Altri risultati sono il prodotto di elaborazioni ottenute da ricerche Eurobarometro.


    scarica tabelle

    4  Novembre 2010



    di Arnaldo Ferrari Nasi


    L’analisi dello spazio politico italiano e della sua evoluzione negli ultimi due anni, permette alcune interessanti considerazioni.

    Grafico 1 - Disposizione dei partiti politici sul continuum sinistra-destra

     

     

    Esaminiamo la situazione nel 2008, anno in cui parte l’attuale legislatura e che vede essere pienamente “operativi” PD e PdL, i due nuovi grandi partiti.

    A sinistra abbiamo la posizione estrema di Rifondazione Comunista, i cui elettori, rispondendo alla domanda su quanto si sentano di sinistra o di destra su una scala da 1 a 10, mediamente dicono 1,7.
    Segue un segmento non radicale, non piccolo, non occupato da nessun partito, per arrivare alle posizioni dell’Italia dei Valori, che con 3,4 si distingue a sinistra da un PD veltroniano molto orientato verso il centro.
    A destra abbiamo l’UdC che bene presidia il centro con 5,8; la Lega nella sua posizione “storica” al 7,2 e il PdL (7,5), in una posizione intermedia fra quelle che erano di Forza Italia e Alleanza Nazionale; comunque più destra del partito di Bossi.

    Dopo un anno la situazione muta.
    RC, pur rimanendo il partito, tra quelli numericamente consistenti, più a sinistra dello schieramento, abbandona le posizioni più estreme e registra un valore di 2,4. Sono questi i giorni della Federazione della Sinistra (Ferrero, Diliberto, Salvi) e la neonata Sinistrà e Libertà è ancora troppo piccola per essere rilevata.
    Il PD, invece, con Bersani appena eletto, comincia a spostarsi a sinistra, esattamente sulle stesse posizioni dell’elettorato di Di Pietro (3,6).
    Nel centrodestra la situazione cambia in modo più evidente. Pensiamo a quel momento, l’estate e l’autunno erano stati molto “di destra”: Ddl intercettazioni; Ddl sicurezza; Ddl anticrisi con rifinanziamento missioni militari estere; Scudo fiscale.
    L’Udc, con 6,8, si avvicina molto alle posizioni di un governo che fino a quel momento appare solido. Il PdL è a 7,2 ma la Lega Nord si sposta ancora di più a destra, radicalizzando le proprie posizioni con 7,9 e marcando una certa differenza da quelle del PdL. Sono quelli i giorni in cui comincia a crescere in modo evidente la polemica di Fini che vede l’azione di governo schiacciata su posizioni leghiste troppo estreme.

    La situazione di oggi.
    Anzitutto Sinistra e Libertà va a sostituire Rifondazione Comunista, ovvero la Federazione della Sinistra: ormai, nei sondaggi il peso del primo supera almeno del triplo quello del secondo. Il partito ha intrapreso quella strada verso il centrosinistra auspicata dal suo leader Vendola e, con l’autocollocazione del proprio elettorato a 2,8, va ad occupare, a sinistra, un bacino che potrebbe essere elettoralmente più redditizio.
    Sul fronte opposto il nuovo soggetto, Futuro e Libertà con 7,6, si posiziona nella parte più a destra dello schieramento, scavalcando la Lega, mentre il PdL non si muove rispetto all’anno precedente.
    Anche il partito di Casini rimane a destra, anche se in una posizione meno marcata, d’altronde i tre quarti dei propri elettori che si dichiarano quell’appartenenza.

    In conclusione.
    Oggi il centrosinistra parrebbe uno schieramento meglio posizionato rispetto agli avversari. SeL e PD coprono bene due aree a sinistra non sovrapposte, non estreme e soprattutto non troppo lontane. L’IdV, potrebbe essere visto come l’alternativa al PD, per chi non si sente così identificato in quella che è la tradizione  ideologica del partito.
    Per poter impensierire il centrodestra, però, sembrerebbe esserci bisogno di un soggetto per occupare quelle posizioni rimase vuote del centro, abbandonato dal PD del nuovo corso –quasi totalmente composto da ex-DS - ma anche dall’UdC che si è stabilizzato a destra, originariamente nato proprio per quel motivo, dopo la parentesi centrista “anti-predellino”.

    Il centrodestra, invece, sembra disposto in modo meno razionale. Potenzialmente, potrebbe coprire stendersi a ventaglio e coprire una sezione molto più ampia dello spazio politico, ma al posto di Alleanza Nazionale, che con valori attorno all’8, occupava il lato destro disgiunta dagli altri, oggi, Futuro e Libertà resta a ridosso dei due colossi Lega e PdL (con i quali dovrà forzatamente lottare per conquistare voti).
    Il fatto però che, dopo la scissione, solo loro si siano spostati verso destra e non anche il PdL verso il centro, può suggerire qualcosa in relazione al simpatizzante del nuovo partito di Fini e all’evoluzione futura del partito.

    Un’ultima considerazione.
    Salta all’occhio, come oggi, in cui sempre di più si parla di nuove elezioni, lo spazio assuma una conformazione bipolare e come ancora – la conseguenza è il voto di appartenenza - i partiti non possano prescindere da un gioco di alleanze che dipenda da questo schema. Che per la maggioranza degli italiani, il 55% (dato della primavera 2010) resta ancora quello preferibile.

     

     

    31  Ottobre 2010



    di Arnaldo Ferrari Nasi

     

    In Italia il rapporto col nucleare rimane controverso.

    Già il dato pubblicato da AnalisiPolitica nella scorsa primavera e ripreso da molti media nazionali, mostrava come fosse stato sufficiente non parlare del tema per un certo periodo, per far calare la volontà di ritorno allo sfruttamento del nucleare civile da parte dei cittadini di oltre dieci punti percentuali. Dal 2009 al 2010 si era passati da un’ampia maggioranza del 54% di Italiani favorevoli, ad un fortemente minoritario 41%, con il 57% di contrari.

    Oggi, in occasione della Giornata delle Forze Armate, AnalisiPolitica rende noto il sondaggio con cui ha inteso verificare un’ipotesi non dissimile, nell’ambito militare.

    Ebbene, anche questo caso il risultato va nella medesima direzione. Alla richiesta di accordo o non accordo con l’affermazione: “le Forze Armate italiane dovrebbero dotarsi di tecnologia nucleare, come le più importanti nazioni del mondo”; il 72% risponde negativamente e solo il 22% in senso positivo.

    Eppure poco tempo prima, nel 2007, si rilevava come il 76% del Paese ritenesse che “la capacità tecnologica militare italiana deve essere a livello dei migliori paesi stranieri” e che “la tecnologia e la ricerca in ambito militare porta spesso a sviluppi in campo civile” (68%). In più nel 2005, solo il 18%, neanche un Italiano su cinque, era d’accordo con l’affermazione “All’Italia non serve un esercito forte, ci sono gli Americani”.

    Con tutta probabilità, il fenomeno complessivo è da interpretare come la sindrome di Nimby delle Forze Armate, che, ricordiamo, in ambito civile affligge circa un quarto dei cittadini e il 60% di chi vorrebbe tornare al nucleare (dato 2010).

    A livello politico, per tornare al quesito iniziale, è da segnalare uno scostamento dalla media nazionale nei simpatizzanti di Futuro e Libertà: qui la voglia di nucleare militare arriva al 40%. Si tratta pur sempre della minoranza, ma la differenza con gli altri è significativa.

    Forse un dato utile nella profilazione del potenziale elettore di questa nuova forza politica.

     


    scarica tabelle

     

     

    Sottocategorie

    queste sono le notizie per tutti gli utenti, registrati e non

    Queste sono le notizie per tutti gli utenti, registrati e non, sul tema del Turismo

    © 2009 AnalisiPolitica
    Rivista mensile di ricerca e comunicazione politica
    P. Iva 04359100965

    Please publish modules in offcanvas position.