Un farmacologo che deve provare gli effetti di un nuovo trattamento per ridurre la pressione arteriosa, agisce nel seguente modo. Convoca un certo numero di soggetti e, prima di effettuare qualsiasi sperimentazione, misura loro la pressione, definendo "il punto di partenza". Poi somministra il farmaco e dopo un periodo stabilito rieffettua le misurazioni. Continua con la terapia e quando essa è terminata prende ancora la pressione a tutti. Sui dati rilevati, esegue un test che si chiama Analisi della Varianza a Misure Ripetute e verifica se ci sono state variazioni reali, in statistica si dice significative, tra le tre misurazioni. Ovvero, se il farmaco ha funzionato o no.

    Come analista politico, invece, a me interessa capire se e quanto stiano funzionando le campagne elettorali dei principali leader. Quindi, prendo i sondaggi di dicembre, quando ancora la campagna non era iniziata, di nove istituti importanti demoscopici: Demos, Demetra, EMG, Euromedia, Index, Ipsos, Ixé, Piepoli, Tecné. Li riprendo a fine gennaio, quando la campagna stava iniziando ed i programmi erano quasi del tutto definiti; li prendo ancora nell'ultima settimana disponibile, a metà febbraio, prima dello stop di legge. Eseguo le misure ripetute sui singoli partiti e verifico se e quando ci sono state variazioni significarive, ovvero se la campagna elettorale del partito, stia funzionando o no.

     


    Diciamolo subito: fino a metà febbraio, il vincitore, il solo, di questa campagna elettorale sembra essere stato Silvio Berlusconi. Forza Italia è l'unico partito cresciuto con significatività statistica. In pratica, l'incremento medio registrato, dal 16,1% di dicembre al 16,6% di febbraio, non è frutto del caso ma di un'azione esterna.

    Alla Lega, invece, fino a quindici giorni fa, la campagna non pare aver portato risultati particolari, le variazioni osservate risultano essere frutto della fluttuazione statistica e il partito di Salvini rimasto stabile intorno al 13% dal periodo pre-natalizio.

    Per Fdi il discorso è ancora diverso. Il partito ha subito una brusca e significativa decrescita tra dicembre e gennaio, ma alla presentazione dei programmi, ovvero al reale avvio della campagna di fine gennaio, la Meloni ha saputo fermare e stabilizzare la caduta poco sotto il 5%.

    Nel centrosinistra la situazione è ferale. Il dato del Pd è calato costantemente da dicembre (da 24,1% a 22,6%) con significatività statistica massima e grande forza del fenomeno osservato. Inoltre, ulteriori approfondimenti, indicavano un intensificarsi del decremento proprio nelle settimane di febbraio.

    Allo stesso modo il partito di Grasso e della Boldrini. L'ininterrotta discesa di Liberi e Uguali da dicembre a metà febbraio è risultata essere non casuale, ovvero significativa e con parametri tali da far ritenere importate l'effetto del fenomeno registrato.

    In ultimo i 5 Stelle, le cui oscillazioni non possono essere ritetute significative. Va ricordato, però, che neanche gli ultimi sondaggi apparsi, possono aver registrato un eventuale influsso del fenomeno "rimborsopoli", scoppiato proprio nei giorni in cui avvenivano le interviste. Di questo aspetto si avrà contezza solo il giorno delle elezioni.

    Tendenzialmente, nell'urna, il voto indeciso si riposiziona in buona pecentuale sui partiti più grandi e moderati e su questo aspetto, da quanto visto sopra, Forza Italia e con esso gli alleati, ossono essere avvantaggiati. Nel contempo, il centrodestra è l'unico dei tre poli che, in questi ultimi giorni di campagna, non riesce a presentare un'ipotetica squadra di governo, né nuova, come quella dei pentastellati, né conosciuta, come quella del centrosinistra. Lo stesso Berlusconi, in passato, ci ha insegnato che forte può avere questo tipo di comunicazione.

    La salute dei partiti si valuta anche analizzando quanti riconfermano o no, da un'elezione all'altra, il voto alla stessa formazione o a chi l'ha sostituita. Per esempio, solo un terzo di chi aveva votato Sel alle Politiche del 2013 vota oggi Liberi e Uguali, che occupa lo stesso segmento.

     

     

    E' un segno di debolezza; il 30% è indeciso, uno su cinque passato ai 5 Stelle: per costoro il partito di Grasso è poco attrattivo, una sinistra non credibile, infatti cercano quella di Grillo. Il Pd non sta molto meglio. Recupera appena la metà di chi lo aveva votato la volta scorsa, con un quarto di indecisi e non pochi fuoriusciti verso Leu o verso l'M5s. Nel 2013 c'era ancora il Pdl, Popolo delle Libertà. Berlusconi, il predellino, il 70/30 con Alleanza Nazionale. Quel rapporto non si è ricomposto, Forza Italia recupera solo il 39% di quel partito, Fdi l'11%. Il resto perso nella Lega, nei 5 Stelle e nell'indecisione. E' un dato che rispecchia le stime di tutti gli ultimi sondaggi: Fi molto più debole di quanto lo fosse un tempo e Fratelli d'Italia circa un terzo di quanto valesse An. Fdi dà comunque prova di forza e coerenza, mandenendo circa due terzi degli elettori, ma l'analisi dei flussi 2013-2018 deve far riflettere. I voti persi non sono andati a Grillo o agli indecisi: sono rimasti a destra; non nella Lega, com'era da attendersi, sono andati in Forza Italia, partito capace di visione ampia e ponderata. Forse un suggerimento per la Meloni del dopo elezioni. Similmente anche la Lega: a fronte di un notevole 65% che conferma, il 21%, uno su cinque, va in Forza Italia. Anche in questo caso il voto resta nella coalizione, non "cambia idea", è come se la protesta fosse volta a Salvini, non tanto al partito. Per ultimo i 5 Stelle. Solo la Lega conquista qualcosa (11%), il resto si perde nell'indecisione o nel non voto, a sottolineare quanto abbiamo già scritto, che l'M5s sta perdendo la sua componente di destra e che col Pd non si allea mai. Il 64% del 2013 resta, ma, con rimborsopoli e massonopoli in corso, questo valeva fino a ieri.

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